Dimmi che c'entra l'uovo

Dimmi che c'entra l'uovo
Roberto è impegnato nella stancante impresa di un'orgia collettiva sul set di un film porno, dovendo contemporaneamente star bene attento ad assestare colpi precisi e virili alla sua partner, a mantenere la visione periferica di tutta la scena che armonicamente si svolge alle sue spalle ma sopratutto a pregare che il tutto finisca il più in fretta possibile, visto la giornata a incastro stile matrioska che, come sempre, anche quella mattina mestamente lo attende. Per fortuna dopo poco la voce fuori campo del regista dà lo stop alle riprese e Roberto, messosi nel frattempo diligentemente in coda con le comparse per ritirare il frutto della sua prima fatica lavorativa quotidiana - cinquanta euro - può finalmente concentrarsi sul come far quadrare orari, prossimi impegni lavorativi e fidanzata trascurata. Il primo in ordine di tempo è Matteo, fancazzista studente con cui Roberto baratta spesso ore di nulla cosmico al posto delle pattuite ripetizioni private, farcendo il tutto con 'cannoni' rilassanti dopo le faticose orge mattutine. Ma quella mattina a Roberto dice male, visto che il padre del ragazzo inesorabilmente li sgama. Risultato: primo lavoro saltato. Poco male. C'è sempre il Pizza Express con cui racimolare qualche altro euro per evitare gli sguardi indagatori del famelico padrone di casa. Ma siccome le disgrazie non vengono mai sole e la sfiga è sempre dietro l'angolo, quella sera una ruota bucata della sua bici gli regala la seconda sorpresina della giornata. Pizze consegnate tardi e fredde. Ergo, anche Pizza Express kaputt. La convocazione d'urgenza sul set porno promette nuovi sviluppi ma neanche a dirlo anche lì Roberto scopre di essere stato sostituito da uno più anziano di lui ma con inarrivabili e indiscutibili doti artistiche. Insomma rimane solo il bar del burbero Mario che lo tratta da schiavo ma almeno ancora lo paga. Poco. Così per Roberto non resta che una sola via d'uscita. Puntare tutto sul colloquio dell'indomani per il fast-food. Lì dovrà giocarsi la partita della vita...
Fabio Napoli, a differenza del suo personaggio/alter ego Roberto Milano, fa centro al primo colpo con il suo esordio narrativo. Un romanzo vivace, agile e spassoso che più che un romanzo pare un compendio sulla precarietà. Umiliazione, demotivazione, sottoretribuzione, sfruttamento: Dimmi che c'entra l'uovo non nasconde nulla delle storture endemiche e costituzionali del mondo del lavoro attuale. Si ride amaro seguendo le vicende via via più disperate del protagonista Roberto, sempre più tristemente consapevole – lui e i suoi scalcagnati compagni di sventura - che per 'svoltare' e alzare la testa servono azioni forti, di rottura, addirittura illegali. Pedalando in una Roma sporca, brutta e cattiva, Roberto imboccherà l'unica strada che la disperazione impone, salvo anche lì scoprire che l'arroganza e la disonestà non la si possono certo imparare a trent'anni. Il protagonista ricorda per certi versi uno dei primi precari che la letteratura contemporanea ha raccontato, il Walter (anti)eroe triste e buffo di Tutti giù per terra. Era il 1994, e  vent'anni dopo le cose, se possibile, sono addirittura peggiorate. Allegria!

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER