Per Dio e l'impero

Per Dio e l'impero
Londra. Nel pieno degli anni novanta le Case Valvola sono in espansione. No, non si tratta di bordelli in male arnese, quanto di appartamenti gestiti direttamente dalle Regine: un cliente per volta, in modo ordinato, tramite appuntamento telefonico. Sfruttando le migliori potenzialità di marketing, la figura dello Stickyboy colma quel gap tra domanda e offerta, aumentando la reperibilità e la diffusione del prodotto: il suo lavoro è semplice, illegale e permette di alzare 30 o 40 pound nel giro di mezz’ora. Armato di cartoline adesive scorrazza per i quartieri tappezzando le cabine della British Telecom con ritratti di sensuali mignotte e recapito telefonico. C’è lavoro migliore per un randagio italiano sbarcato nella capitale inglese con il sogno della Pimp art? Così tra fughe dalla polizia in borghese, sudamericane specializzate in furto di carte di credito, sommosse da parte di fedeli cattolici, lavavetri di dubbia origine irlandese e neri strafatti di crack, Stickyboy trova la sua dimensione nel regno dello sbando assoluto. Sognando una carriera come stilista e illustratore, il Nostro si riscopre infine ottimo narratore di un mondo apparentemente lontano dagli occhi di molti, eppure sotto lo sguardo di tutti…
Non è dato sapere molto delle mani che hanno dato vita alle pagine di Per Dio e l’Impero. Se ci è concesso noi amiamo immaginarcelo giovane, dal talento soffocato e i modi irriverenti, un randagio senza casa e senza causa che lega le sue passioni all’arte del tirare a campare. La colla delle cartoline pornografiche deve aver avuto effetti positivi sulle dita di questo Stickyboy, la narrazione infatti risulta sorprendente e di impatto, dando il via ad un’opera che si inquadra sicuramente nel 'romanzo di vita', ma che in realtà delle caratteristiche narrative del romanzo ha ben poco. Sembra piuttosto di trovarci di fronte ad una somma di memorie, fatti episodici e didascalici legati tra loro e raccontati in uno stile che ammicca al verso libero e in-poetico. Tra questi a capo, spazi bianchi, frasi brevi e periodi paratattici, ritroviamo un racconto personalissimo e inimitabile, che ha conosciuto gli onori della pagina grazie all’attenzione di Aldo Nove, curatore della collana neon! presso TEA.

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