Dio si è fermato a Buenos Aires

Dio si è fermato a Buenos Aires
Trascorrere l’ultimo giorno dell’anno su un aereo è quanto meno originale. Ma se quell’aereo ti porta in Argentina al sole e al caldo, allora tutto diventa eccitante. Gli scrittori Marco Marsullo e Paolo Piccirillo coronano il sogno della loro vita: mettere piede nella terra delle pampas. Il loro viaggio ha uno scopo preciso, incontrare Javier Cossettini, figlio di una desaparecida dato, appena nato, in adozione al fratello di un generale di Videla. Vogliono sapere quale identità, naturale o adottiva, si sente addosso dopo aver scoperto di essere uno dei tanti hijos strappati alle loro legittime madri…
Dio si è fermato a Buenos Aires è un atto d’amore verso l’Argentina e la sua capitale. Marsullo e Piccirillo dicono di sentirsi totalmente argentini anche se non sono “passati per il via, l’utero di una sudamericana”. Con il pretesto di voler trovare Javier – sempre irreperibile – raccontano uno spaccato del paese latino in toni ora seri, ora leggeri. Se da una parte affrontano il tema politico della dittatura, con le visite toccanti di Plaza de Mayo e dell’ESMA, la scuola della Marina militare trasformata in carcere e luogo di torture per i desaparecidos, dall’altra attraversano la cultura più profonda e folcloristica dell’Argentina: il tango, il calcio e Maradona, il cinema, la letteratura. Soprattutto, colgono gli umori di un popolo calmo, rassegnato, disattento, ma capace di improvvisi scatti di ribellione e violenza. Un popolo che, dopo la dittatura di Videla, è alla ricerca di una propria identità, la cui perdita è simboleggiata dal dramma degli hijos dei desaparecidos sospesi tra genitori naturali e adottivi imposti dal regime. I due scrittori campani sanno non prendersi troppo su serio, alternano momenti di dolorosa riflessione politica ad altri più turistici vissuti con autoironia e complicità. Ed è proprio in questo vario approccio intellettuale che riescono a entrare in piena sintonia con le atmosfere del luogo, tra un mate e una Quilmes.

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