Discorso sul colonialismo

Discorso sul colonialismo
Che cos’è la colonizzazione? Non è – dice Aimé Césaire – evangelizzazione, né impresa filantropica, né emancipazione dall’ignoranza e dalla miseria. È il dominio di popoli su altri popoli, causato da esigenze storiche ed economiche. Soprattutto è impostura. La colonizzazione nasce dalla falsità e dalla disonestà e genera due conseguenze deleterie: il colonialismo e il razzismo. I Cortez e i Pizzarro erano sicuramente uomini sanguinari, violenti, avventurieri e sfruttatori, ma non si sono mai “vantati di essere i portavoce di un ordine superiore”. La presunta superiorità razziale del bianco è la giustificazione “morale” che l’Europa per secoli ha addotto nel depredare le risorse di interi paesi, nell’abbattere civiltà millenarie, nel brutalizzare i “diversi” in un’opera spietata di “cosificazione” delle persone. L’Occidente è il grave responsabile di tale scempio. Paradossalmente si è sempre voluto presentare come il difensore dei diritti civili, specie quando ha lottato contro il nazismo. In realtà Hitler non ha fatto altro che affermare il mito della razza e a costruire un sistema repressivo di controllo e di annientamento, che il colonialismo europeo aveva già attuato in Africa e in Asia. Il colonialismo è pericoloso perché porta alla disumanizzazione del colonizzatore, che vede nell’”altro” non la persona, ma la “bestia” da torturare, da opprimere, da degradare. È un male che Africa ed Asia hanno subito, ma che riguarda soprattutto l’Europa. Se si vuole fermare la decadenza del “vecchio continente” è necessaria una rivoluzione che guardi in modo nuovo i “colonizzati”, riconoscendo e rispettando finalmente il loro diritto di nazionalità…
Discorso sul colonialismo appare nel 1950, tre anni dopo l’indipendenza dell’India e in piena decolonizzazione di Africa ed Asia, senza contare i fermenti protestatari dell’America black. Aimé Césaire, scrittore e leader politico martinicano, lancia un duro j’accuse anticolonialista contro un’Europa miope, che vuole imporre su una buona parte del mondo il proprio sistema capitalistico di mercato, considerato arbitrariamente il migliore possibile. Alla presunta superiorità dell’uomo bianco si associa una presunta superiorità economica, tentativi mascherati di mantenere una leadership mondiale, che ormai sta sfuggendo di mano. Césaire si scaglia in modo particolare contro la classe politica ed intellettuale francese, la stessa che ha fatto la Resistenza e che si è battuta per le libertà dell’uomo, ma che ora rivendica la legittimità dell’impero coloniale francese, proponendo ai colonizzati un rapporto subordinato di assimilazione e non un’autentica autonomia. Césaire non si limita a propugnare un’indipendenza politica, punta ad un’emancipazione culturale della negritudine, come “ricerca di identità” e “affermazione del diritto della differenza”. C’è da chiedersi se a sessant’anni di distanza questo piccolo pamphlet sia ancora attuale. La risposta è sì. Basti guardare le tentazioni revisionistiche in atto in Inghilterra e in Francia, volte a giustificare il passato colonialista, o a invasioni come quella americana in Iraq. Purtroppo l’Europa, come sottolinea nella postfazione Baubacar Boris Diop, invece di farsi un buon esame di coscienza sul proprio imperialismo e di cercare di “ri-umanizzarsi”, preferisce ergersi a guardiano dei diritti umani mondiali dopo averli calpestati per molto tempo. Césaire conclude il suo Discorso dicendo che l’unica speranza di salvezza per l’Occidente resta la vittoria del proletariato sulla borghesia. Noi sappiamo che questo non è avvenuto, ma siamo altrettanto consapevoli, al pari dell’autore martinicano, che fin quando da qualche parte si sosterrà la validità di una tesi coloniale e razzista, non si potrà mai giungere alla costruzione di una società aperta e moderna, soprattutto umana. Per questo Discorso sul colonialismo va oggi più che mai letto e meditato.

 

 

 
 
 
 
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