Disorientale

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Parigi, sala d’aspetto di un ospedale. Reparto dedicato alla procreazione assistita. L’attesa genera ricordi. Uno tra tutti: la scala mobile e lo sguardo di suo padre. Per Darius Sadr, esule politico da una terra difficile come l’Iran, interessato più al materialismo storico che alla crescita dei figli, esiste un incolmabile divario tra un ‘noi’ e un ‘loro’, dove ‘loro’ sono i cittadini di un mondo contemporaneo accecato da inutili agi, quelli che utilizzano la scala mobile, quelli che non hanno da lottare ogni giorno. O che non hanno conosciuto la guerra, la morte o la ferocia di alcune tradizioni. Le radici sono tutte nella sua terra, nella sua storia e nella storia della sua famiglia. Tra numerosi figli, unicamente a Darius è data la possibilità di studiare all’estero. Nonostante l’animo inquieto, Darius si accasa. Sara, sua moglie, è una donna coraggiosa e generosa, anche lei impegnata a salvare il mondo. Ma inevitabilmente soggetta al necessario vincolo della maternità. Desiderato per lei e invocato per le sue figlie. Così Kimiâ è con un tubo di cartone che contiene lo sperma di Pierre, scongelato e lavato, in attesa di essere chiamata. Perché è sola? Perché i ricordi si affacciano proprio ora? Forse la tradizione non è sufficiente a spiegare una nuova identità faticosamente conquistata…

Kimiâ significa ‘l’arte di rendere puro l’impuro, il brutto in bello, il maschio in femmina’. Lo Yin e lo Yang. Lato A e lato B, come la struttura portante di Disorientale, romanzo esistenzialista d’esordio di Négar Djavadi. Una bambina prima e una ragazza poi turbolenta, inquieta, anticonformista. Una donna, infine, che sperimenta droghe e sesso, si sazia di musica punk e letture underground, alla disperata ricerca di un’identità nuova, lontana dalle sue origini, lontana dal suo ingombrante passato. Come in una sceneggiatura, attraverso continui flashback e ricordi, il presente ed il passato si intrecciano, legati indissolubilmente come la storia di un paese difficile con la saga familiare della protagonista. Si intrecciano le relazioni, le tradizioni, i sentimenti, le storie delle donne che vivono in questo appassionato racconto. Con uno stile ironico e effervescente, Djavadi affronta temi delicati come la maternità, l’identità e la libertà sessuale, la sieropositività, il rifiuto di una visione maschilista della società. Lo sforzo epico di raccontare un punto di vista completamente diverso, lontano, a tratti incomprensibile. Oriente ed Occidente si incontrano e si scontrano. Kimiâ si sforza di prendere le distanze dalle origini orientali vissute come una zavorra. Eppure la nascita di un nuovo essere in lei, genera la consapevolezza della necessità di restituire le origini a questa nuova vita. Una vita che sarà, come lei, libera di scegliere chi diventare.



 

 

 
 
 
 

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