Divi & antidivi – Il cinema di Paolo Sorrentino

Divi & antidivi – Il cinema di Paolo Sorrentino
Paolo Sorrentino è probabilmente il regista italiano di cui più si è parlato negli ultimi anni. È il cineasta che qualche anno fa ci ha illuso che una nuova stagione del cinema italiano sarebbe, infine, arrivata. È colui che in solo quattro film ha debuttato (“L’uomo in più”), ha creato un film divenuto immediatamente cult (una volta tanto nell'accezione positiva del termine – “Le conseguenze dell’amore”), ha fatto quello che molti (non chi scrive) vedono come un piccolo passo falso (“L’amico di famiglia”), e poi è riuscito a portare sul grande schermo l'incredibile, invedibile, indicibile, personaggio di Giulio Andreotti (“Il divo”). Al nome di Sorrentino viene quasi sempre affiancato quello di Matteo Garrone, l'altro regista (l'unico?) della nostra penisola per cui ultimamente vale la pena spendere soldi al cinema. Paolo Sorrentino è anche colui che ora è volato negli Stati Uniti e che sta girando un film con protagonista Sean Penn, sogno proibito di più di un autore d'oltreoceano. Altro? Ah si, è colui che un'estate, semplicemente perché la preproduzione del nuovo film procedeva a rilento, si è messo a scrivere un romanzo. Che è stato pubblicato da Feltrinelli, è diventato un caso nazionale ed è arrivato in finale al Premio Strega…
Se si esclude il volume pubblicato da Federazione Italiana Cineforum e intitolato Una distanza estranea: il cinema di Emanuele Crialese, Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, questo curato da De Sanctis, Monetti e Pallanch è il primo libro dedicato a Paolo Sorrentino. La cosa bizzarra è che se ne sentiva la necessità, e già da un po’ di tempo. Bizzarra perché il regista napoletano nel momento in cui scriviamo ha girato solo quattro film, un numero invece spesso insufficiente a delineare non dico una poetica ma quantomeno un'idea di cinema forte e coesa. Bello, una volta tanto, constatare che esiste veramente l'eccezione che conferma la regola. Divi e antidivi è anche il primo film della collana dedicata al cinema della giovane casa editrice romana Laboratorio Gutenberg, che a quanto pare ha deciso di cominciare facendo le cose in grande. Non solo per l'argomento scelto, ma anche per la confezione lussuosa del volume, di quelle che, in tempo di crisi, si vedono molto raramente. Oltre duecento pagine, carta grossa e patinata, decine e decine di foto tutte a colori, ecco come si presenta, al tatto e alla vista, il volume dedicato al regista de "L'uomo in più". Incredibile, poi, la quantità di materiale che il libro riesce a raccogliere: i quattro film del cineasta sono analizzati non solo attraverso i saggi dei curatori ma anche da altre penne, tra cui spiccano quella di Roberto Curti e Fabio Zanello. Pezzi che, forse a causa della loro brevità, non riescono a scavare troppo nel profondo le pellicole del regista, ma che sono attentissimi a rilevarne il delicato equilibrio tra la dimensione tecnica (alcuni critici nel caso di Sorrentino parlano di manierismo) e quella morale. La sezione che spesso va a chiudere questo tipo di monografie, quella delle interviste, qui diventa molto più di un semplice valore aggiunto: si contano, oltre alla chiacchierata con il regista, incontri con gran parte dei suoi collaboratori più fidati, tra cui Luca Bigazzi, Toni Servillo, Teho Teardo, Pasquale Catalano e con i "boss" della Indigo Film Francesca Cima e Nicola Giuliano. E poi capitoli dedicati alla regia e al Sorrentino romanziere. Un’ottima prima parola sull’autore.

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