Divisa in due

Divisa in due

È una vera fortuna che Isabella abbia la musica dalla sua parte. I tasti bianchi e neri del pianoforte, sotto le sue dita, liberano nell’aria accordi e armonie: la musica sì che va alla grande. La sua vita un po’ meno. Quando aveva tre anni, Isabella ha ricevuto in regalo il suo primo piano giocattolo e quasi lo ha consumato. All’età di otto anni, i suoi genitori le hanno fatto una sorpresa ancora più bella: una vera pianola elettrica – 88 tasti ponderati –, qualche spartito e le prime lezioni di piano. Adesso Isabella Badia (il secondo nome, di origine africana, significa “unica”, “senza precedenti”) ha undici anni, due genitori separati e due case diverse dove abitare. Quando suo padre le ha detto che sarebbe andato a lavorare in California, che lui e la mamma in questo modo avrebbero avuto meno occasioni per litigare, a Isabella è sorta una domanda. I suoi genitori litigano perché la mamma è bianca e papà è nero? Qualche mormorio tra i banchi di scuola le ha fatto venire il dubbio... E lei, con la sua pelle color caramello, come è percepita dai suoi coetanei, bianca o nera? Ha importanza? Intanto la sua insegnante di pianoforte la iscrive al Pianopalooza, un prestigioso concorso a Cincinnati...

“Una figlia divisa in due (...) dovevo essere due persone: Izzy per mamma e Isabella per papà”, così si sente la giovane protagonista di questa storia, arrabbiata anche con la legge, perché non le riserva nessun diritto di scegliere e tollera al contrario che venga restituita ogni settimana “come un paio di jeans della taglia sbagliata”. Tuttavia le sue due famiglie si rivelano molto accoglienti e, al netto della fatica di cambiare casa ogni sette giorni, una famiglia allargata riserva anche molti buoni incontri e il doppio del divertimento. Quella sensazione di essere divisa in due – o moltiplicata per due? – è forse più legata alla natura della sua identità, che come il suo nome doppio, si compone di due parti. Bianca o nera? Perché fino a oggi Isabella non ci ha mai pensato, ma alcuni spiacevoli episodi a scuola la mettono di fronte al fatto che per qualcuno fa differenza. La Draper – premio Andersen nel 2016 con Melody, miglior libro oltre i 12 anni – consegna alle pagine un’altra storia intensa e al tempo stesso scorrevole, dimostrando una rara competenza nell’addentrarsi nelle dinamiche psicologiche e pedagogiche che si trovano all’interno della famiglia. Nonché in quella famiglia più grande che iniziamo a sperimentare da ragazzini: la società.



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