Divorzio alla turca

Divorzio alla turca
Kati ha cambiato casa e modo di vestire, la rata del mutuo pende sulla sua testa come una spada di Damocle, il lavoro tutto sommato va bene ma non sempre, Fofo è tornato ad aiutarla in negozio - dove c’è anche la volenterosa Pelin, che sta finendo l’università - Istanbul è una groviera di cantieri stradali e bisogna fare lo slalom tra le voragini che spuntano dalla sera alla mattina sui marciapiedi, la sua amica Lale si è fatta bionda – va di moda… – e la tinta non era ancora asciutta che già aveva un nuovo fidanzato. Ah, e Sani è morta. Chi? Ma sì, Sani, la nuora di una delle famiglie più ricche di tutta la Turchia. Da sei mesi aveva lasciato il marito, figlio di un noto armatore, a capo dell’omonima holding, e avviato le pratiche di divorzio. Un incidente. Dicono…
Torna – è la sua terza avventura – Kati Hirschel, l’irresistibile libraia turco-tedesca, che non solo si è scelta il lavoro forse più bello del mondo (ha aperto un negozio specializzato in gialli), ma ha anche un fiuto formidabile per il delitto. E, curiosa com’è, per cacciarsi nei guai. È questo, ciò che la rende irresistibile. Ironica, disinvolta, affascinante, speziata come una pietanza gustosa, è la protagonista ideale: e la scrittura della Aykol è come il vento che arriva da oriente, lieve e al tempo stesso impetuosa, trascinante. Non si può fare a meno di lasciarsi trasportare, per non dire sedurre, attraverso le vie di una città in cui quartieri sfrenatamente lussuosi si alternano a vicoli che grondano ombre e tra le pieghe di una storia classica – i gialli sempre quelli sono, più o meno: qualcuno muore e tocca indagare – ma avvincente come poche. 

 

 

 

 
 
 
 
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