Dizionario inesistente

Dizionario inesistente

Come si chiama la consapevolezza del momento di dire basta quando una battaglia è diventata inutile? Si potrebbe definirla “morosinità” dal nome del comandante che, nel 1669, dopo ben 23 anni, pose dignitosamente fine all’assedio di Candia. Il desiderio di volare, da sempre espresso nel genere umano, si è finalmente realizzato nel 1783, grazie a due fratelli francesi. L’esperienza del volo può far pensare ad altri due nuovi sostantivi: “annonismo” e “attacismo”. Annonay è il nome del paese che vide il primo volo di una mongolfiera, ma senza umani a bordo. “Annonismo” potrebbe essere il nome di questa contraddizione: cercare una via di fuga o liberazione da qualcosa salvo poi privarsene per paura e quindi senza goderla fino in fondo. Legata (letteralmente) al volo di un dirigibile è l’avventura del marinaio Charlie Bud Cowart che, in un tentativo di ancoraggio, a un dirigibile rimase “attaccato, attached” ma staccato da terra e fluttuando solitario. “Attacismo” potrebbe essere il nome di chi si sente abbandonato dal noncurante resto del mondo. Dalla storia della penna a sfera e dei signori Biró e Bich possono venire parole per definire il sentimento di essere sul punto di farcela e il fenomeno dell’appropriazione di un’idea altrui. E che storia nasconde l’altisonante aggettivo “caransebico”?

Capita a tutti di avere in mente un concetto e non trovare l’espressione per definirlo. A volte, semplicemente, quella parola non esiste. Stefano Massini si cimenta nella creazione di un dizionario di parole (finora) inesistenti, ispirate a eroi eponimi poco conosciuti o mai ritenuti degni di battezzare modi di essere, stati d’animo, tipi psicologici. Accanto ai già diffusi “stacanovista” o “edipico”, perché non coniare “henriettudine”, “alfonsinità”, “faradiano” e “totonnico”? I lemmi di questo Dizionario Inesistente altro non sono che il pretesto per scoprire le vite di uomini e donne, illustri ma non troppo, raccontate in modo da mettere in evidenza un carattere, un modello di comportamento – positivo oppure no, a volte fortunato altre meno – che ancora un nome non ce l’ha. Forse le parole così create non saranno abbastanza indimenticabili da entrare nel vocabolario corrente, ma la galleria di avventure, situazioni e personaggi che Massini propone si imprime nell’immaginario di chi legge. I ritratti, quasi sempre duplici, danno un nome a un concetto e insieme al suo contrario, o a un altro strettamente correlato. Massini non porta fonti, anche se a volte le indica vagamente, ma sembra più interessato a suggestionare, a rievocare. Funziona, ma un rimprovero bisogna pur farlo: che molti (veri) eroi vedano il proprio nome associato non tanto ai propri meriti quanto alle circostanze avverse che il mondo e la sorte hanno contrapposto loro. Il racconto rende loro giustizia, certo, ma un po’ amaramente.



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