Dizionario sentimentale della parlata siciliana

Dizionario sentimentale della parlata siciliana

“Un populu, diventa poviru e servu, quannu ci arrobbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. Diventa poviru e servu, quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra dʼiddi”. Che cosʼè questo divenire “poviru e servu”, di un popolo, di cui dice con “sdègnu”, Ignazio Buttitta? Quali sono la storia e le idee delle voci e dei lemmi di un dizionario siciliano? E che rivela carattere, rivela sentimento? Esempi di lessico lasciano vedere ciò che di un popolo può celarsi di più? E se è così, ne concludiamo che con la parlata siciliana si ha ancora molto da dire? Potendo apparire minoritaria, possiamo per così dire chiamarla dialetto? Direbbe di sì il giornalista palermitano Gaetano Basile, malgrado il concetto di “dialetto imposto per legge”: perché un dizionario sentimentale non è suscettibile alle ragioni della “Carta Europea delle Lingue Regionali”, e, con sottile vivacità, può pure non far caso al fatto che la parlata in questione non sia ritenuta un “dialetto della lingua ufficiale della Repubblica”...

Le parole, gli usi, anche (e soprattutto) un senso tanto acuto dellʼanimo siciliano; questo dizionario, sentimentale sotto molti aspetti, fa la corte ai curiosi del siciliano e intende fruire di un certo diritto: si può leggerlo su brioso suggerimento del suo autore – e prendendo in prestito una delle voci dialettali in seno alla lettera a, A – perfino “a mùzzu”, ovvero “senza alcun ordine”. Ciò che è certo, è bene dirlo, è l'accezione positiva! Con chiarezza e rapidità, allora, avanti o a ritroso che si vada, non c'è commento di lemma che smentisca la piacevolezza delle note di premessa e – riportata allʼattenzione la parlata siciliana – non mancano di spirito e di interesse gli stessi inesauribili neologismi (quelli di tutti i giorni!). Si è osservato in ogni caso che “oggi si parla troppo di dialetti”, e con troppo poca sensibilità per renderli intellegibili. Dunque questa “lingua addutata di patri”, citando ancora Ignazio Buttitta, ci manca, e dirlo è già un poʼ come ridarle vita. Con un dizionario sentimentale – e con Gaetano Basile – si prova ancor più a non dimenticarlo.



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