Dodici rose a Settembre

Dodici rose a Settembre

Gelsomina (Mina) Settembre, quarantadue anni e due problemi. Il Problema 1 è Concetta, la mamma con cui, dopo la separazione (voluta da lei) dal marito Claudio - magistrato con cui si interfaccia per lavoro e ha ancora un rapporto forse non del tutto risolto – è tornata a vivere. Una madre ingombrante, letteralmente, visto che viaggia per casa su una sedia a rotelle (che usa fra l’altro come arma per mettere all’angolo anche fisicamente la figlia) e non perde occasione, ma neanche una per sbaglio, di ricordare alla figlia che si sta facendo vecchia e se non si sbriga a trovare un uomo finirà sola disperata e quant’altro. Mina ha un lavoro regolare, se escludiamo lo stipendio che così regolare e certo non è, fa l’assistente sociale presso un consultorio pubblico e nel centro storico di Napoli, come si può immaginare, il lavoro non manca. La nostra eroina si barcamena quindi fra il Problema 1 e il consultorio, preso d’assalto da tutta la popolazione femminile dei dintorni e a onor del vero anche di chi proprio femmina non è, da quando, andato in pensione il vecchio ginecologo, è arrivato al suo posto una specie di adone inconsapevole. Inconsapevole perché pare non rendersi conto della sua avvenenza, dell’effetto che ha sulle donne e invece cerca a tutti i costi di avere l’attenzione dell’unica donna che gliela nega. C’è da fronteggiare la mamma e c’è da capire una volta per tutte che tipo di rapporto avere con il suo ex marito. In tutto questo, Claudio la cerca per avere informazioni su uno spettacolo che hanno messo in scena, una sola volta, ai tempi dell’università. Pare che i componenti della compagnia siano una dopo l’altra vittime di un misterioso assassino…

Non è un personaggio nuovo di zecca Mina Settembre, si è mimetizzata in varie raccolte Sellerio e magari chi non ama i racconti se l’è persa. Chi invece l’ha già conosciuta e incontrata non ha potuto fare a meno di innamorarsene. Le ragioni per farlo sono più di una: è brillante ma sembra un po’ imbranata, accetta con rassegnazione le sfighe che la vita le propone e – siamo onesti – anche quelle che si procura da sola, è incasinata ma trova sempre il modo di risolvere le cose, è bella in modo normale, se si esclude il Problema 2 (che ho volutamente omesso di raccontare) è una che crede in quello che fa, sbatte contro gli ostacoli e poi li scavalca o li aggira ma certo non permette che la sopraffacciano. Gelsomina una di noi insomma, con la piccola differenza che la sua vita – già incasinata di suo – è “allietata” dal coinvolgimento, non del tutto volontario, in veri e propri gialli. Ecco, onestamente non so se si possa considerare solo un giallo questo romanzo, l’assassino c’è e la trama è orchestrata perfettamente, ma si ride, si ride molto, perché il Problema 1 (la mamma) e il Problema 2 (che continuo a omettere) sono decisamente divertenti. Maurizio de Giovanni si conferma un autore capace di giocare con tutti i generi, senza perdere una sola briciola del suo smalto. Un altro personaggio a cui affezionarsi che si aggiunge alla lista. Ah ovviamente oltre ad essere un anagramma delle iniziali di Maurizio de Giovanni, la GdM è un’altra cosa che scoprirete leggendo il romanzo.



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