Dolly

Dolly
Genova, mattino. Il commissario Luca Esposito è intento in un'operazione apparentemente non troppo ardua per chi è abituato ad avere a che fare con strumenti ben più pericolosi di un rasoio. Ma per un malato di DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo) anche farsi la barba può essere un'impresa difficile. È tutta questione di tecnica e massima precisione: i movimenti della mano devo essere rigorosi, paralleli, rituali, seguire un ritmo scandito da quell'ossessivo contare a mente, quel contare contare contare qualsiasi cosa nel vano tentativo di inserire il mondo in un ordine perfetto. Non è per niente facile se la mano e il polso si irrigidiscono fino a tremare e se ogni graffio, ogni ferita ti costringe a ricominciare da capo. È dunque durante tale quotidiana impresa che Esposito riceve una chiamata dal suo collega Dottesio. Ne hanno trovato un'altra, gli dice. La terza in tre settimane: una ogni sette giorni precisi. Il modo di procedere è sempre lo stesso: la ragazza trovata morta è bellissima, nonostante il corpo tumefatto per la violenza e lo stupro, gli zigomi spaccati e i lividi sulle costole. Il killer l'ha lasciata lì, per strada, completamente nuda, lavata accuratamente e depilata in ogni angolo del corpo. Un lavoro certosino, quasi amorevole, così come estremamente curato è il trucco che ha ancora sul volto e quelle lenti azzurre che la fanno somigliare a una bambola. C'è qualcosa in quel cadavere che reclama l'attenzione di Esposito. Quegli occhi che rimproverano chi non è riuscito a salvarle la vita si sovrappongono a quelli di un'altra donna. Giulia. E Luca ricomincia a contare...
Un romanzo come Dolly ci pone di fronte al noto ma forse non troppo indagato problema tra la qualità materiale del libro e la sua immaterialità. È giusto valutare un libro solo per il suo valore artistico, per l'originalità della trama, l'incisività dello stile o la forza della scrittura? Quanto può contare, invece, la sua fisicità, le sensazioni tattili che emana, la sua rigorosa organizzazione interna e tutto il lavoro redazionale che c'è dietro al prodotto finito? Il primo grande problema di questo thriller a tinte nere (come la morte) e rosse (come il sangue, ma anche come l'eros, che qui si mescola con i colori torbidi delle secrezioni umane) compare al primo voltare di pagina. Noterete, infatti, che il libro tende a scollarsi, le pagine tendono a staccarsi da una legatura che è qui il frutto non della tradizionale cucitura ma di una mera e inefficace (ma soprattutto economica) incollatura (o legatura adesiva). Ma non c'è solo questo: anche l'impaginazione è approssimativa, la gabbia non ha misure omogenee, il font utilizzato è quello delle più sciatte tesi universitarie, persino il colore e la qualità della carta sono scadenti, e troppe volte ci sono problemi di spaziatura tra le lettere (soprattutto quando si cerca di chiudere un capitolo all'interno di una pagina per evitare di sforare nella successiva). L'insieme di queste piccole e grandi imperfezioni danno l'impressione di trovarsi di fronte a un lavoro confezionato con Word e affidato alle mani di uno stampatore dai prezzi abbordabili. Con questi inevitabili pregiudizi avvicinarsi alla lettura di Dolly con animo ottimista è un'impresa non da poco. Eppure il romanzo inizia benissimo: i due personaggi principali (il killer stupratore e il commissario con disturbi della personalità) sono tratteggiati molto bene e sulla loro storia, unita alla loro puntuale analisi psicologica, si innesta su una trama ben costruita e coinvolgente, puntellata da frequenti momenti al limite dello splatter (o meglio dello snuff) che riescono a tenere desta l'attenzione delle menti più morbose. Purtroppo però un giallo può dirsi riuscito quando ha un grande finale, capace di spiazzare anche il più astuto dei segugi. Qui è proprio quello che manca. L'autore, il giornalista Giampietro Stocco, si perde proprio nelle battute finali. La trama sembra sfuggirgli dalle mani, mescola troppo le carte e, nel tentativo di sorprendere il lettore, lo scaraventa su una giostra di continui colpi di scena troppo ravvicinati e improbabili che hanno come unico risultato quello di deludere quelle aspettative ben costruite nei primi capitoli.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER