Don Ponzio Capodoglio

Don Ponzio Capodoglio

L’ingegnere chimico Pons Capdeuil o Chapteuill o Chapdolh o Chapdeville, italianizzato in Ponzio Capodoglio, era nato per ciò che è dato sapere a Brasov, in Transilvania. Il suo nome compare in innumerevoli documenti, ma nei vari atti veniva scritto in maniera differente. Se ne deduce dunque che potesse essere considerato alla bisogna italiano, francese o sassone. All’età di quarantacinque anni Ponzio fu venduto dalla Romania alla Germania federale a un prezzo decisamente elevato dato che si trattava pur sempre di un nobile, un “nobile dai sette pruni” a essere precisi. Fu dunque messo su un treno insieme a Sieglinde, una leggiadra fanciulla di centoquaranta chili, con la quale condivise momenti infami e miserabili, che li fecero unire talmente tanto da indurli a farli sposare. La consorte Sieglinde non aveva genitori, ma lui era animato dalla voglia di conoscere il suo passato. Mentre attraversavano i Carpazi, i pensieri di Ponzio si incagliarono in un ginepraio di enigmi sulle sue origini: che cos’era la patria? Quei boschi, quelle valli? Chi era? Chi erano i suoi antenati? Fu così che ebbe inizio la sua ossessione per la ricerca dell’identità, lui che aveva avuto la sfortuna di nascere nella Romania di Ceausescu e quindi non poteva accedere in alcun modo agli archivi…

Don Ponzio Capodoglio è l’ultimo romanzo di Giorgio Pressburger, uscito nella prima metà del 2017 poco prima che lo scrittore triestino venisse a mancare. Fra le sue pubblicazioni vanno citati Sulla fede (2004), L’orologio di Monaco (2003), Storia umana e inumana (2013), ma Pressburger è stato anche autore e regista teatrale. La sua ultima fatica letteraria è un romanzo-fiume con un sostrato filosofico decisamente importante. Il filo conduttore del peregrinare di Ponzio Capodoglio è la ricerca delle radici e dell’identità, in un mondo sanguinoso e caotico dove è sempre più difficile ritrovarle. Lo stratagemma narrativo adottato – non innovativo, ma come minimo degno di nota – è quello di fingere di aver riassunto gli scritti di un fantomatico archeologo e glottologo, Roberto Negrescu, che a sua volta aveva ritrovato una raccolta di scritti negli archivi del KGB. Quello di Ponzio è un autentico pellegrinaggio sulle orme dei suoi antenati, un girovagare che parte dal centro d’Europa per giungere fino all’Etiopia, passando per la Persia, la Cina e la Mongolia. Quello che Pressburger ha lasciato come un testamento è un’opera in cui il concetto di identità, per alcuni granitico e per altri ormai liquefatto, viene smontato, in favore di una visione di realtà molto più fluida. Lo spiega la storia dell’autore, italo-ungherese con origini ebraiche e slovacche che a Trieste, città di frontiera per eccellenza, ha trovato la confluenza di anime e civiltà che gli ha permesso di esprimere la sua arte.



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