Dopo il banchetto

Dopo il banchetto
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Tokyo. Una volta all’anno il Club Kagen, associazione di ex ambasciatori, riunisce i suoi membri. Più di una volta in luoghi di ritrovo non all’altezza. Così il 7 novembre di quell’anno il raduno avviene contro tutte le aspettative al Setsugoan – il Rifugio-Dopo-la-Nevicata – , così il ristorante d’alta classe del distretto di Koishikawa si fa teatro del loro primo incontro. Di Kazu Fukuzawa, proprietaria entusiasta, e del celebre Noguchi. Conoscere il vecchio gentiluomo è singolare ma innamorarsene appare naturale. Kazu vuol riscoprire tutta se stessa per accogliere un nuovo senso di pace; e, a sua volta, il vecchio Yuken Noguchi, si compiace di far sopravvivere tutto se stesso, la sua rispettabilità, in una seconda unione, riconducendo alla giusta misura la vivacità di Kazu. Perché, a dire il vero, “lei ha come un fuoco dentro”...

Kazu è tale e non può evitare di esserlo; “c'è da chiedersi”, però, “se non si sbagliasse nell’insistere ad accendere il fuoco intorno alla pacifica esistenza del marito”. Già nella personalità della protagonista di Yukio Mishima la nota più originale è data da una coscienza desiderosa e bisognosa di veri e propri entusiasmi: come se attraverso il desiderio e il bisogno di nuove prove, opposti desideri di compagnia trovassero una certa possibilità di soluzione. Cionondimeno, fra Kazu e il vecchio ministro Noguchi e i loro due modi di intendere il matrimonio, l’autore lascia passare la responsabilità di un tradimento di ideali a cui la prima non crede e di cui il secondo è accecato; accanto all’avvenimento delle nozze, quale pur sempre esso rimane, assume di fatto rilievo, e accompagna all’epilogo, l’esperienza politica dei coniugi. Il dialogo tra le due concezioni della campagna elettorale non è meno interessante e importante dell’altro, tra i diversi caratteri di moglie e marito e le loro ragioni, tra la realtà tangibile di un’unione e la buona fede nella sua riuscita. Immancabile, allora, l’inquietudine delle opere di Mishima e il pensiero della fine perfettamente figurati nelle torce del rito dell’Omizutori.



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