Doris, la ragazza misto seta

Doris, la ragazza misto seta
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“Che c’entra la buona educazione con le virgole?” si domanda Doris di fronte all’ennesimo richiamo per un testo che ha dattilografato in modo errato. Il suo capo, un avvocato spilungone e pieno di brufoli, sa essere molto intransigente davanti a grammatica e virgole fuori posto. Per fortuna Doris sa come addolcirlo: basta uno sguardo sensuale lanciato nel modo giusto e ogni errore diventa subito un ricordo. Deve stare attenta a non esagerare però, non sia mai che l’avvocato fraintenda e allunghi le mani: lei non ha la minima intenzione di andarci a letto. Dopotutto Doris aspira a ben altro che a un posto di lavoro come dattilografa e a 120 miseri marchi al mese – di cui peraltro 70 vanno al padre disoccupato e ubriacone. Lei vuole emanciparsi, frequentare solo uomini brillanti, farsi pagare cene in locali dell’alta società e vestire di pura seta: vuole, insomma, diventare una stella. Poco importa il fatto che ancora non abbia ben chiaro se essere stella del cinema o del teatro. In fin dei conti è giovane ed è il 1931: una ragazza tedesca potrà pur sognare in grande? L’occasione si presenta il giorno in cui per uno sguardo fin troppo sensuale l’avvocato finisce per mettere le mani addosso a Doris e lei per tutta risposta gli rifila un calcio. L’inevitabile licenziamento ha però il suo lato positivo: Doris trova posto come comparsa in una piccola produzione teatrale e inizia la sua carriera di artista. Tutto procede per il meglio fintanto che Doris non mette gli occhi su un pellicciotto bianco…

Doris, la ragazza misto seta è una piccola perla della letteratura tedesca che ha rischiato di restare occultata. Pubblicato per la prima volta nel 1932, il volume riscontrò un tale successo da gettare addosso alla talentuosa autrice Irmgard Keun non solo il plauso del pubblico – ben cinquantamila copie vendute solo nelle prime settimane – ma anche infondate accuse di plagio. Era impensabile per gli intellettuali dell’epoca che una ragazza tanto giovane potesse essere l’autrice di un tale bestseller. Per non parlare poi del fatto che il libro fu messo al bando dal nazismo per i suoi contenuti disdicevoli e la Keun fu costretta a lasciare la Germania e a concludere la sua vita nell’anonimato e in balia dell’alcolismo. La storia è narrata in prima persona da Doris che riempie con la sua voce fresca e irriverente le pagine di quello che fittiziamente è il suo diario personale. In un turbinio di pensieri che ricordano molto la tecnica dello stream of consciousness, Doris affida alla scrittura i turbamenti giovanili, le aspirazioni, gli amori impossibili e le disavventure, stupendo il lettore soprattutto con la sua disinibizione sessuale e libertà di costumi, così in anticipo rispetto ai tempi bui in cui è ambientata la storia. Infatti richiamati da commenti e cenni della protagonista si profilano sullo sfondo il dramma della Germania in piena crisi economica e la nascita del nazismo. Un po’ Amelie de Il fantastico mondo di e un po’ Holly Golightly di Colazione da Tiffany, Doris racconta bugie, ruba, sogna ad occhi aperti e proprio per questo finisce per conquistare inevitabilmente i nostri cuori.



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