Dormire al sole

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Lucho Bordenave sta riscrivendo la lettera per la terza volta. Se non dovesse riuscire a finirla, ha comunque nascosto la prima in un posto di sua conoscenza, per riprenderla in qualsiasi momento. È breve e scritta con molta fretta, tanto che la grafia sembra un mistero anche per lui. Probabilmente lei si chiederà per quale motivo le sia stata indirizzata quella missiva, ma Lucho ha bisogno di confessarsi, di raccontare la sua storia dall’inizio e soprattutto di essere creduto, a dispetto della particolarità della vicenda. Capita spesso che qualcuno gli dica che nel matrimonio è stato fortunato. Lo dicono spesso soprattutto i vicini di casa del quartiere e i parenti, ma lui pensa che sarebbe preferibili che gli estranei non si esponessero dicendo cose simili. La sua signora, Diana, ha un carattere tutt’altro che morbido: non perdona alcuna dimenticanza, si rattrista a ogni bella notizia perché tema l’arrivo di una brutta a compensarla. Ha imparato che non è vero che parlando ci si capisce, anzi spesso i fraintendimenti possono crescere. Diana, “bellissima e tirannica”, a un certo punto inizia ad agire in maniera strana, fino a convincerlo che qualcosa in lei non è più come prima…

Il nome di Afolfo Bioy Casares, argentino morto nel 1999, è inequivocabilmente legato a quello del più noto connazionale Jorge Luis Borges. La vulgata ufficiale tramanda che nel 1932, quando lo scrittore era appena diciassettenne, Victoria Ocampo lo presentò all’autore di Finzioni, che all’epoca aveva il doppio della sua età e si avviava a diventare in breve tempo un’autorità della letteratura sudamericana. Da lì si stringerà un’amicizia forte e un sodalizio intellettuale e artistico importante e destinato a durare decenni. Inevitabile fare paragoni con Borges anche per quel che riguarda i contenuti e la riuscita mescolanza di elementi realistici, fantastici e magico, un cocktail che in Argentina riesce in maniera particolarmente facile. Dormire al sole, uscito nel 1972 in patria, è stato di recente pubblicato in Italia da Sur (non è un caso che il nome dell’editore riprenda quello della rivista argentina fondata dalla Ocampo e a cui Borges e Casares collaborarono) con l’intento di recuperare un autore poco conosciuto e bistrattato, eppure apprezzato oltre che da Borges da un altro connazionale illustre come Julio Cortázar. L’incomunicabilità, il linguaggio, i legami e le divergenze sembrano essere il nocciolo attorno a cui la vicenda viene intessuta. Pare che in Argentina, soprattutto negli ultimi tempi e nel periodo di presidenza Kirchner, per l’adesione di Bioy Casares alla causa antiperonista (come del resto tutti i più valenti intellettuali del tempo) sia stato silenziato a dovere ogni tentativo di recuperare a livello celebrativo e critico la sua eredità, mentre all’estero le pubblicazioni seppur in ritardo vanno aumentando.

 


 

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