Dove eravate tutti

Dove eravate tutti
Ci sono persone, cose, che portano incisa nel nome il senso della propria storia: più che una storia un destino, la strada da seguire arrivati al bivio. La famiglia Tramontana, padre insegnante, madre casalinga, due figli (lei, alla scuola superiore; lui, Italo, laureando in storia), è attraversata, scompigliata dal vento freddo ed inatteso del cambiamento. Il signor Tramontana, da poco in pensione, investe accidentalmente uno dei suoi ex alunni: Thomas Marangoni, un piercing e la voglia di sfottere per dimostrare di esistere. Nel cassetto della scrivania, accanto all'entusiasmo giovanile, il signor Tramontana ha riposto i frutti della sua passione letteraria: che cresce, preme, ed infine tracima verso i lidi di un'editore a pagamento. La moglie, perno silente della casa, rompe l'incantesimo del frigo sempre pieno, delle cene pronte, dei calzini accoppiati: se ne va, scappa dicendo “ma no, è solo una vacanza”, gettandosi senza paracadute nella rete di una città straniera. La figlia, Anita, lontana come solo un'adolescente sa e può, si strugge d'amore per l'oggetto del contendere, quel Marangoni che a vederlo con occhi diversi pare rifiuto o, all'occorrenza, divinità. Infine Italo: Italo confuso, Italo affacciato alla soglia della maturità e con una tesi in Storia contemporanea da preparare. Italo che, alla ricerca delle proprie radici, trova un amore, sebbene parziale, fittizio. E mentre il vento continua a far frusciare i pensieri, a far cadere le ultime certezze rimaste ai Tramontana, fuori dalla finestra i popoli si scontrano, i confini si restringono, la paura formato tabloid invadono le tavole. Fuori, oltre il cortile delle tante famiglie Tramontana, gli eventi procedono, rotolano, schiacciando sotto di sé qualunque facile spiegazione...
Dove eravate tutti? No, meglio ancora: dove eravamo, tutti, per non far torto a nessuno, padri e figli, per dividere equamente colpe e responsabilità. Paolo Di Paolo, giovane (davvero: è nato nel 1983) e bravo scrittore, lo domanda dalle pagine del suo ultimo lavoro: Dove eravate tutti, appunto, senza alcun punto di domanda a rendere l'interrogazione da stupita a sensata, ragionevole, perfino necessaria. Dove eravamo quando il primo presidente di colore veniva eletto alla Casa Bianca? Quando il terrorismo infettava le cosmopolite strade di Londra? Dove siamo stati, noi italiani, e cosa abbiamo fatto negli ultimi trent'anni, mentre il mondo cambiava troppo rapidamente per qualunque definizione prensile? Eravamo, risponde Di Paolo, in crociera: imbarcati sulla oramai vecchia, ammuffita nave del berlusconismo, salpata con tutti gli onori negli anni Novanta e arrivata, scalcinata, semivuota, arrugginita, al porto del nuovo millennio. Siamo stati occupati a crescere, a districarci nella giungla dei sentimenti, delle scelte: siamo stati impegnati (se di impegno si possa parlare, in questo caso) a subire le lusinghe di un regime volgarmente suadente. Dove eravate tutti racconta la fine di un'epoca imbavagliata dal monopolio politico e televisivo, di un ingombrante e pericoloso vuoto civile che una tesi di storia non riesce a colmare: lo fa stringendo l'obiettivo su di una famiglia qualunque, i Tramontana, con un originale pastiche di memorie, pagine di quotidiani, oggetti perduti e mai dimenticati. Paolo Di Paolo possiede il talento del grande narratore capace com'è di non perdere un dettaglio, di non far scivolare nulla nel particolarismo, specchiando i piccoli e grandi eventi di casa nostra nella scena internazionale: bilanciando razionalità e sentimento, partecipazione personale e critica obiettività. Ma la dote più grande, forse, Di Paolo la dimostra proprio nella descrizione, lucida e malinconica, di questa “casa” così bisognosa di manutenzione: una dimora dagli infissi rovinati, i pavimenti macchiati, le tubature rotte, dove scorrazzano a piede libero i fantasmi di colpi di stato veri o presunti, dei suidici per caso, dei manovratori invisibili. Una casa che ancora, e sempre, disprezziamo ma che, nonostante tutto, non ci decidiamo a ristrutturare con una buona dose di semplice buon senso. Dove eravate tutti “ci” racconta alla perfezione, meglio e più di qualunque documentario, di qualunque trattato sociologico: ora sta a noi aprire gli occhi, tornare ai nostri doveri, spiegare a chi verrà che cosa non abbiamo fatto lasciargli in eredità questo strano Paese confuso e cinico. 

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