Dove filtra la luce

Dove filtra la luce
“Sai che cos'è la desquamazione?”. Louise Connor di solito approccia così le persone che incontra per la prima volta: in base a come rispondono, lei decide se le piacciono o meno. Il 99% delle volte non sanno cosa rispondere, e quindi non le piacciono. In realtà non ci sarebbe neanche bisogno di farla, quella domanda, perché a Lou non piace mai nessuno. A prescindere. Sedici anni vissuti in una famiglia difficile, madre e padre semialcolizzati e due sorelle terribili, eroinomani e profondamente stupide. Ma Lou, come in una versione moderna e ribelle di Cenerentola, si è sempre sentita diversa da loro. E non a torto. Perché ha un quoziente intellettivo superiore alla media. Esile, capelli corti, scontrosa e cinica, fuma e beve alcool, ma solo per superare due brutte faccende che non la lasciano tranquilla: l'insonnia prima di tutto, e poi quella cattiva abitudine di arrossire non appena qualcuno prova anche solo a sfiorarla, abbracciarla, tenderle una mano. Il riscatto per Lou sembra arrivare con la possibilità di lasciare Sydney, dove vive, per approdare a Chicago, grazie ad un programma di scambio culturale per studenti svantaggiati. Ma la famiglia ospitante, gli Harding, perfetto e omologato esempio della famiglia americana media, non sono in realtà quello che sembrano. Il loro codice di comportamento risulta per Lou incomprensibile e artificiale, catapultandola nuovamente in una situazione di incomunicabilità mentale e affettiva, sempre senza via d'uscita...
Lou è il tipico personaggio a cui non ci si può non affezionare leggendo il romanzo. Fragile, scomposta, sbagliata. Ma anche sarcastica, intelligente e affascinante, tanto da convincerti che se provassi a camminare nelle sue scarpe, inciamperesti nei suoi stessi passi falsi. Perché il suo è un destino scritto, ineluttabile. E lo stile del romanzo, freddo e preciso, suggerisce esattamente questa mancanza di spiragli, di spazi da allargare per farci entrare la luce. Maria Joan Hyland, di origini irlandesi, vive la sua infanzia tra Dublino e l'Australia, studiando Legge e in un primo momento facendo l'avvocato. Parallelamente però, fin dall'età di 17 anni, scrive racconti, che pubblica su riviste e per i quali viene scelta come finalista di prestigiosi premi letterari. Solo nel 2002 però riceve una sovvenzione per scrivere il suo primo romanzo, Dove filtra la luce. Il romanzo successivo (Il bambino che non sapeva mentire, sempre Bompiani) nel 2006 è stato finalista all'autorevole Man Booker Prize.

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