Dove la storia finisce

Dove la storia finisce

Matteo Zevi è molte cose: un ebreo romano, il genero inconcludente e pieno di debiti di un ex partigiano ex senatore ex giudice della consulta che non ha mai abbandonato la fede comunista né il disprezzo per il genero che è dovuto fuggire dall’Italia incalzato dai debiti e minacciato da uno strozzino ebreo come lui, lasciando in Italia una ex moglie, una moglie “in carica” ‒ Federica ‒ e un figlio da ciascun matrimonio. In oltre vent’anni trascorsi in America tra alterne fortune, Matteo ha collezionato altre due mogli e altri figli, senza mai divorziare da Federica che, orgogliosa Penelope, ha scelto di mantenere la speranza, tenere viva la fiamma del focolare cercando di fare in modo che sua figlia Martina non nutrisse rancore per quest’uomo evanescente come un fuoco fatuo, egoista ma affascinante. Ci è riuscita, tanto che Martina ha coltivato, almeno negli anni dell’adolescenza, una vera e propria cotta per suo padre, soppiantato poi nel suo cuore dal marito Lorenzo, altrettanto fatuo, vanesio e dalle passioni che bruciano veloci, alimentate dal combustibile iniettato dalla carta di credito della studio legale del padre notissimo, affascinante penalista. Martina è stata introdotta in famiglia dalla sua amicizia con Benedetta ma non ha avuto il coraggio di trascendere le convenzioni, sfidare i pregiudizi e quando i colori hanno cominciato a farsi ambigui, si è rifugiata nel matrimonio borghese di cui ora avverte il peso. Quando Matteo Zevi, alla morte del suo persecutore rientra in Italia mettendo fine a una vita di espedienti, fa fatica a riconoscere quasi tutto e tutti: suo figlio Giorgio, ricchissimo ristoratore che sembra però perennemente arrabbiato e incapace di godersi l’immenso successo del suo Orient Express, il suo quartiere trasformato in una rappresentazione Disneyana dell’ebraicità, sua figlia che riversa in un orecchio materno distratto e sempre meno comprensivo, confidenze che trascolorano in noiose lagnanze. Solo Federica, la sua unica moglie legittima sembra immutata…

Poi l’evento dirompente, che con la sua inaspettata, deflagrante carica di violenza distruggerà, ferirà, cambierà il corso della vita di tutti, forse della stessa Città eterna. Alessandro Piperno affronta un tema dalla carica emozionale sicura: l’attentato! E lo fa ponendo al centro dello stesso le vite banali di personaggi monodimensionali, arroccati nel proprio piccolo mondo che credevano impermeabile al cambiamento. Dove la storia finisce è un testo troppo incardinato nell’attualità, nell’emotività di un pubblico che si nutre di condivisioni planetarie, che abita da protagonista i non luoghi della rete, vive di Je Suis… per non finire per essere ammiccante, spingere i tasti giusti, far leva sulle emozioni volatili di un pubblico che reagisce in maniera pavloviana e indotta a stimoli sempre più violenti. Come Giorgio che reagisce alla distruzione della propria vita cercando rifugio “nell’unico luogo sul pianeta dove può andare”, anche il lettore di quest’opera viene guidato per mano, quasi manipolato dal ritmo suadente della buona sintassi, dell’uso perfetto della lingua, che in un panorama letterario come quello italiano, popolato da azzardati congiuntivi, da avventurose concordanze verbali, da imbarazzanti neologismi, cala come un balsamo leniente a mitigare la banalità dei contenuti, l’incorposità di eventi e personaggi creati da un Piperno piuttosto lontano dall’autore di Con le peggiori intenzioni e Inseparabili.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER