Dove sono andati a finire i soldi

Dove sono andati a finire i soldi
In una notte resa luminescente dalla neve silenziosa, si aspetta al motel Sip'n'Dip: Richard l'arrivo dell'ex moglie Elaine; suo figlio Justin, quindici anni, che il padre lo avvisi dell'arrivo delle sirene giù, al bar; Gwen, tra un bicchiere e l'altro, che passi la tormenta per volare in Messico. E la sua espressione, nuda, aspetta qualcuno che sappia rivestirla di tenerezza: qualcuno che non potrà essere Richard, neppure per quella sera. Poi c'è lui, serio agente immobiliare, che cerca di vendere case e sicurezza a chi invece vuole solo cullarsi nella sensazione di avere ancora desideri, qualcosa per cui scommettere e ricominciare da capo. Mentre nella sua, di casa, la moglie Carol-Ann non ha più forze per essere la mamma di un bimbo complicato, Walter: il posto nel mondo del piccolo, anche se ha solo quattro anni, è già messo a dura prova da quello strano modo di rapportarsi agli altri, fatto di morsi senza riserve. Infine c'è chi ha trascorso l'estate a sedare incendi, masticando polvere ed ingoiando fuliggine: al ritorno, l'aspettano Nancy ed Eddie, figlio di Nancy e Jack, ma chi sia il vero padre non ha importanza, conta solo che lui sia lì, a spronarlo a bordo campo. Le storie dei grandi, però, prima o poi finiscono: a volte anche quelle tra un adulto ed un bambino, ma che ci sia almeno un momento (un cane da salvare, per esempio) da fargli portare dentro, crescendo, per non fargli dimenticare quel fidanzato di mamma...
Dove sono andati a finire i soldi, domanda Kevin Canty dalle pagine di questa lucida e commovente raccolta di racconti: e i lettori, di rimando, potrebbero chiedergli che fine abbia fatto l'amore (era qui solo un attimo fa, incatenato alle illusioni), o se, almeno lui, ricordi cos'era l'amicizia (prima di ripiegarsi, lumaca impaurita, dentro il guscio di un segreto). Perché i protagonisti di queste nove storie, tutti uomini, tutti fotografati, immobilizzati e resi pallidi da un flash che li cattura nell'attimo di, o subito dopo di, nuotano come pesci stanchi in una quotidianità fatta di piccoli, atroci silenzi, di affetti sbiaditi al sole come una vecchia carrozzeria: di gesti frettolosi, meccanici, che hanno perso il reale significato tanto tempo fa. Nell'acquario in cui soffocano giorno dopo giorno incontrano figli complicati e donne “lontane” anche quando sono lì, vicinissime all'abbraccio che, forse, potrebbe salvarle. Canty, con una scrittura fatta di secche stilettate, dialoghi essenziali, stati d'animo raccontati con precisione chirurgica, inscena la solitudine, comune e sempre diversa, cresciuta accumulando errori senza importanza, di individui in cerca di un rifugio, mentale prima che reale: un luogo in cui sentirsi a casa, in cui sentirsi “dentro” (dentro il calore, dentro l'affetto), in cui si sappia sempre cosa fare e dove poter trovare istanti perfetti. Le storie raccolte in Dove sono andati a finire i soldi, di uomini che vorrebbero amare ma non sanno più come farlo, iniziano proprio lì, in quell'ultima riga che dovrebbe sigillare con la parola “fine” uno squarcio d'esistenza: invece, dietro la pesante tenda dell'impotenza, lasciano intravedere l'inizio di qualcos'altro, sgrammaticato ed imperfetto, ma per fortuna, chissà, diverso.

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