Dovremmo essere tutti femministi

Dovremmo essere tutti femministi

Trascrizione dell’intervento alla TEDxEuston Conference del 2012. “Ho deciso di parlare di femminismo perché è una cosa che mi tocca da vicino”, perché se è difficile essere donna nel mondo, ci sono posti in cui è ancora più difficile. Lagos, Nigeria. Se una donna entra sola in un albergo, allora è una prostituta. Se una donna dal finestrino dell’auto (lato passeggero) offre una mancia al parcheggiatore, questi automaticamente e senza indugio ringrazia l’uomo alla guida perché nella sua mente maschilista i soldi devono arrivare ovviamente dall’uomo, quando mai una donna ha a disposizione soldi suoi? Se una coppia entra in un ristorante, il cameriere saluta esclusivamente l’uomo, la donna è un orpello, peggio, è invisibile. In generale, nel mondo, gli uomini governano ma “la cosa poteva avere senso mille anni fa, quando gli esseri umani vivevano in un mondo in cui la forza fisica era la qualità più importante per sopravvivere…Oggi la persona più qualificata per comandare non è quella più forte. È la più intelligente, la più perspicace, la più innovativa. Un uomo ha le stesse probabilità di una donna di essere intelligente, innovativo, creativo. Ci siamo evoluti. Ma le nostre idee sul genere non si sono evolute molto”…

Chimamanda Ngozi Adichie è nigeriana, vive tra gli Stati Uniti e il suo Paese d’origine. Ha esordito con L’ibisco viola edito in Italia da Fusi orari nel 2006, romanzo finalista all’Orange Prize, selezionato per il Booker Prize e aggiudicatosi il premio Hurston/Wright Legacy come miglior opera prima. Con i libri successivi è diventata una delle donne di punta del femminismo mondiale. Femminista moderna, come io definisco una donna femminista che si depila, usa il deodorante, il reggiseno, mette i tacchi alti e veste pure griffata, perché ormai i gonnelloni e gli zoccoli sono folclore che non serve più a nessuno (come del resto certi concetti o preconcetti), Chimamanda inserisce nella sua lotta al patriarcato la novità dell’ironia, il sorriso aperto ma penetrante come un pugnale. Qui sta il suo grande contributo alla lotta femminista, lo scarto in avanti che ci stacca, finalmente, da quel femminismo di sinistra obsoleto e fermo su posizioni ormai in odore di naftalina per cui per esempio non puoi dire “mio marito mi aiuta in casa” ma devi dire “mio marito contribuisce alla faccende domestiche”, oppure “io devo poter andare in giro nuda e nessuno me lo può impedire”. Lei ci ha sdoganato, portandoci verso il XXI secolo, dove chi se ne frega di certe anticaglie che andavano bene negli anni settanta (e perbacco grazie però, a quelle donne), con lei gridiamo parità di salario a parità di posizione, con lei possiamo dire che non ci sta più bene tornare dal periodo di maternità e trovarci a fare il jolly in altri uffici. Possiamo insomma pensare a cose che sono fondamentali oggi, senza rinnegare gli anni delle ondate passate del femminismo che sono il terreno su cui possiamo poggiare oggi i nostri piedi. Per il suo impegno nella lotta di genere e contro la diseguaglianza razziale, il 20 novembre 2019 ha ricevuto il premio UN Foundation Global Leadership Award, prima nigeriana e più giovane africana ad averlo ottenuto.



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