Dr. Thorndyke

Dr. Thorndyke
È una sorpresa per il dottor Jervis incontrare l’ex collega d’ospedale John Thorndyke bardato di toga e parrucca in quel sacrario della giustizia che è il Temple. Invitato a cena dall’amico, viene a sapere che, dopo che si sono persi di vista, Thorndyke si è iscritto all’albo degli avvocati per poi a offrire la sua consulenza in tutti quei casi in cui la conoscenza della medicina e della fisica possano applicarsi al servizio della legge. Giusto il tempo di ricucire i fili del passato, ed ecco che un cliente si presenta alla porta. Si tratta del giovane Reuben Hornby, che lavora nella ditta dello zio, commerciante di metalli preziosi. Un pacco di diamanti che gli era stato affidato è scomparso dalla cassaforte di cui solo in tre hanno le chiavi. Non ci sono segni di effrazione, ma chi ha sottratto il tesoro si è ferito lasciando un’impronta insanguinata su un foglio di carta. E quell’impronta corrisponde inequivocabilmente a Reuben. Ma basta questa prova per incastrarlo?
Dopo Baker Street, un altro indirizzo occupa un posto di primo piano nella storia del giallo. È King's Bench Walk, dove, nella Londra di inizio ‘900, il dottor Thorndyke abita insieme al domestico tuttofare Polton e ha un laboratorio attrezzato per ogni sorta di esperimenti. Positivista fino al midollo, il primo detective scientifico della letteratura creato da Richard Austin Freeman diffida delle ipotesi e nelle indagini si basa solo sui fatti concreti che trova a supporto dei suoi ragionamenti. Oltre che ne L’impronta scarlatta, in questo volume lo vediamo all’opera in altri due romanzi, La stanza segreta e Uno strano suicidio. Acuto e meticoloso, di modi garbati e aspetto piacente, come riferisce il suo biografo Jervis, Thorndyke ha conquistato autori del calibro di Raymond Chandler e Gilbert Keith Chesterton, appassionati dalle sue avventure e dalla scrittura di Austin Freeman, tanto ricca di dettagli quanto leggera e avvincente. Un investigatore fascinoso e geniale, uno stile che fa montare la suspense pagina dopo pagina: a una detective story non si può chiedere niente di più.

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