Due

Due
La prima primavera dopo la guerra non si può dimenticare. A vent’anni ancora meno. Vent’anni è l’età dei baci. Brevi, intensi, rubati. Un gioco. Parlarsi sottovoce, sedersi accanto e sfiorarsi. In una sala vuota, due ragazze in abito da sera sono fuggite da una noiosissima festa a Parigi, per continuare a ballare tutta la notte in uno sperduto albergo della campagna parigina. Marianne e Solange si lasciano baciare, sotto gli occhi assonnati ed innamorati di Gilbert. Marianne, però, è solo il capriccio di una notte, un attimo di piacere. L’ebbrezza che rende ancora più lontano il ricordo dei mesi in trincea. L’idea, concreta, di essere i sopravvissuti li galvanizza ma rende la vita ancora più fugace: la morte è una compagna reale. Ora lo sanno davvero. La vita l’ha insegnato loro a soli vent’anni. Quella notte, fatta di voluttà e trasgressione, è finita. Nessuno di loro avrebbe voluto così. Il giorno dopo, a casa Carmontel, davanti alla tavola del pranzo di Pasqua, nessuno ha nulla da raccontare. L’infelicità della vita di coppia dei genitori si è trasformata in amicizia: un’unione solida, un’alleanza che li tiene insieme contro tutto quello che possa minare la pace così faticosamente conquistata. La felicità, ora, è legata a quei pochi momenti vissuti con i loro figli ormai grandi. Ma Antoine, Gilbert e Pascal danno loro anche diversi grattacapi. Alle ansie dei genitori si oppone la ferma volontà di autonomia dei figli…

Essere giovani nel 1920 non deve essere stato affatto semplice e Irène Némirovsky, racconta, con tutta la sua maestria, una intera generazione. Una generazione che ha buttato dietro le spalle la guerra e che non pensa al futuro. Un futuro che non può essere immaginato, che va vissuto nell’oggi, nell’intensità dell’attimo presente. Una generazione che ama in modo differente. Attraverso un percorso fatto di sguardi indulgenti ed ironici, si approda all’amore coniugale, passando dalla passione e dall’adulterio. Con straordinaria abilità introspettiva e numerose sfumature, con malinconia e disincanto, la Némirovsky tratteggia il passaggio dall’innamoramento al matrimonio: un graduale venir meno della passione che lascia spazio solo alle aspettative, alla routine e alle ipocrisie. La necessità di sicurezza, di certezze, rendere quasi automatico l’adeguarsi. Non si può comprendere il contenuto del romanzo se non si considera il periodo storico di riferimento. Eppure, se il contesto è mutato, i sentimenti restano gli stessi. L’analisi dura e tagliente, a tratti spietata, dell’autrice non può lasciare indifferenti. Il lettore è continuamente invitato a riflettere sui meccanismi (senza tempo) che regolano le relazioni sentimentali: la ricerca della felicità, la ricerca dell’amore. La paura della solitudine. E la malinconia per il tempo che, inesorabilmente, trascorre. Per tutti.

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