Due Sicilie

Due Sicilie

Affacciato alla finestra c’è il colonnello Rochonville del fu reggimento “Due Sicilie”, malinconico e pensieroso. Nell’anno del Signore 1925 sembra che si viva un periodo di profonda pace, tuttavia al colonnello questa pace non convince affatto. Sembra difficile che possa repentinamente mutarsi in guerra ma, di certo, non è pace. Lo avverte nei cuori inquieti e negli sguardi bassi della gente, come se ci si trovasse non in una pace, ma in una nuova fase di anteguerra. Il suo reggimento comunque non esiste più, con i suoi commilitoni sparsi qua e là, forse morti, forse dispersi in altre vite lontane dall’azione e da un passato ingombrante. Con qualcuno ancora ha rapporti, ma più per caso che per volontà, dato che vivono tutti nella sua stessa città. Nessuno di loro avrebbe mai potuto sospettare che di lì a poco sarebbero avvenuti alcuni fatti destinati a indurre il colonnello, i suoi cinque ufficiali e il sottufficiale – sono infatti rimasti solo loro sette – a operare come se il reggimento esistesse ancora, e a mostrare coraggio sino all’estremo sacrificio…

Alexander Lernet-Holenia, prolifico e poliedrico autore austriaco, scrive questo bizzarro romanzo nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, contestualizzazione necessaria per giustificare il pessimismo e la cupezza che ammantano ogni pagina dell’opera. Due Sicilie, titolo mutuato dal nome del reggimento asburgico i cui membri sono quasi tutti morti o dispersi tra le pagine del libro, non sembra seguire tanto un filo logico narrativo, ma dimostra di essere molto solido e composito sul piano psicologico. Ambientata nel 1925, è un’elegia funebre per un’epoca ormai tramontata, per un essere umano che dopo slanci imprevedibili si sta ripiegando su se stesso e sulla sua miserabile finitudine, per il lutto disperato di chi continua a vivere senza trovare conforto e per tutta una serie di riflessioni rassegnate, macabre e pietose che inevitabilmente sovrastano il piano narrativo. Se dovessi dirvi se questo romanzo mi sia piaciuto oppure no, penso di non saper rispondere, poiché nella sua ostinata e ricercata frammentarietà è difficile provare sensazioni omogenee e nette. Penso pertanto sia più conveniente dire che si tratta di un romanzo che vive di momenti, strappi di pensiero che lacerano non solo le coscienze dei protagonisti ma che squarciano anche il Velo di Maya del lettore contemporaneo, costretto giocoforza a interrogarsi su diverse tematiche. Di contro però, il substrato onirico di schnitzleriana memoria, condito con equivoci pirandelliani, funziona a intermittenza, talvolta annoiando, talvolta irritando.



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