Dune

Dune

Futuro lontanissimo. L’universo conosciuto, il Landsraad, è governato dall’Imperatore Padiscià Shaddam IV, a capo di nobili casate che gestiscono con una sorta di feudalesimo hi-tech i loro pianeti. L’utilizzo di ogni tipo di computer è stato bandito dopo una antica e sanguinosa guerra tra uomini e macchine, ma in compenso le discipline che sviluppano le capacità psichiche e fisiche umane sono arti raffinatissime praticate da apposite caste. La religione ha un ruolo essenziale, ed è gestita dal matriarcato delle Bene Gesserit, sorta di sacerdotesse/streghe con grandi poteri mentali, che manovrano eugeneticamente gli alberi genealogici delle famiglie nobili. I viaggi spaziali sono monopolizzati da una Gilda di navigatori che hanno la capacità di spostare alla velocità del pensiero astronavi immense grazie probabilmente alle proprietà di una misteriosa sostanza chiamata melange, la Spezia. L’estrazione di questa preziosa sostanza avviene su un unico pianeta, il desertico Arrakis, che per questa ragione è occupato militarmente dalla casata alla quale di volta in volta l’Imperatore affida la gestione del melange. Dopo anni di occupazione da parte dei brutali Arkonnen, Arrakis - con i suoi fieri indigeni Fremen, le sue immani tempeste di sabbia e i suoi vermi giganti - sta per passare al controllo degli Atreides, nativi del pianeta Caladan, quasi tutto coperto dagli oceani. Qui - alla vigilia della partenza - il quindicenne Paul, figlio del Duca Leto e della sua concubina Bene Gesserit Jessica, addestrato sin da bambino alle arti della guerra e alla meditazione, riceve la visita di un’anziana Reverenda, superiore di sua madre. Costei - incuriosita da quel ragazzino nato nonostante il divieto per ogni sacerdotessa di partorire figli maschi - lo sottopone a una crudele prova minacciandolo con un gom jabbar, un ago avvelenato. Paul non lo immagina nemmeno, ma le Bene Gesserit sospettano e temono che lui possa essere lo Kwisatz Haderach, una sorta di semidio di cui parlano antiche leggende. Gli Atreides intanto migrano su Arrakis, consapevoli che gli Arkonnen tenteranno in tutti i modi di sabotare il loro lavoro e assassinare il Duca Leto e la sua famiglia. Ma se dietro all’assegnazione alla casa Atreides della gestione del pianeta della Spezia ci fosse una colossale macchinazione su scala cosmica?

Basta soltanto riflettere sul fatto che si tratta di un romanzo del 1965 per comprendere quanto innovativo, paradigmatico e importante sia stato Dune nell’ambito della letteratura (e di rimbalzo della cinematografia) di genere e non della seconda metà del XX secolo. È grazie a Frank P. Herbert che l’ecologismo, la fascinazione per le filosofie non occidentali e le complesse trame politiche fanno irruzione nella (science)fiction: senza questo libro – solo per fare due esempi noti al grande pubblico – non sarebbero mai esistiti la saga di Star wars e Avatar. L’ispirazione per il romanzo (vincitore dei premi Hugo e Nebula) venne a Herbert alla fine degli anni ’50, quando per lavoro capitò a Florence, piccola cittadina costiera dell’Oregon, allora sede di un progetto federale per il controllo del movimento delle dune di sabbia. Affascinato, l’allora giornalista cominciò a documentarsi sulle usanze delle popolazioni che vivono nelle zone più aride del pianeta. Nasce così la complessa cultura dell’universo di Dune, un mix pazzesco di Islam, Cristianesimo, oscurantismo medievale, zen, stregoneria, capitalismo colonialista che Herbert incredibilmente riesce a governare con naturalezza, a raccontare con uno stile assolutamente coerente con il mondo che descrive. Alcuni hanno visto nell’intreccio Atreides-Arkonnen-Fremen-Impero un’allusione alla decadenza dell’Impero romano, altri un’eco delle avventure di Lawrence d’Arabia. Facendosi trasportare dal gioco dei rimandi e delle metafore, viene da attribuire al buon Herbert e al suo libro persino il carisma della profezia: provate per esempio a sostituire ai brulli paesaggi di Arrakis le rocce e le sabbie dell’Afghanistan, alla spezia il petrolio, ai Fremen i Taliban e ai miliziani sardaukar imperiali gli addestratissimi e super-equipaggiati marines. Da brividi, vero?



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