E Gesù diventò Dio

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Nel primo secolo, in una regione remota dell’Impero romano, un uomo visse una vita straordinaria, che i suoi seguaci in seguito avrebbero descritto come miracolosa. Ma tutto – a quanto si racconta – iniziò addirittura prima che egli nascesse. Un emissario celeste aveva annunciato a sua madre che avrebbe dato luce a un bambino speciale, non un mortale qualsiasi, ma un essere divino. La sua nascita fu accompagnata da fenomeni celesti mai visti, che destarono grande meraviglia. Appena fu adulto, lasciò la casa dei genitori e cominciò a predicare per le strade della sua regione, sostenendo tra le altre cose che bisognasse concentrarsi sui beni spirituali e non su quelli materiali, sul mondo celeste e non su quello terreno. L’uomo era dotato di un grande carisma e faceva miracoli: guarì malati, sconfisse demoni, resuscitò morti. Ovvio quindi che seppe radunare attorno a sé molti seguaci, convinti che non si trattasse di un uomo normale, ma del figlio di Dio. Come era fatale, si scontrò ad un certo punto con le autorità romane, che lo misero sotto processo. Una volta asceso al cielo, apparve ai suoi discepoli più fedeli numerose volte, convincendo anche gli scettici. Alla vita e alle idee di quest’uomo furono dedicati dei libri, che quasi sicuramente non avete letto né avete mai sentito nominare. Ma come – direte voi – vuoi che non abbia mia sentito parlare dei Vangeli? Un attimo, e chi ha mai parlato di Vangeli? L’uomo di cui stiamo parlando non è Gesù di Nazareth. Si chiamava Apollonio di Tiana…

Gesù era un predicatore galileo di umili origini – come ce n’erano tanti alla sua epoca – che ha elaborato un messaggio di particolare bellezza, profondità, tanto rivoluzionario da suscitare la preoccupazione del clero istituzionale ebreo, tanto che furono esercitate pressioni per fare processare e crocifiggere quest’uomo scomodo dai dominatori romani? O era l’incarnazione di Dio? Al cuore della religione cristiana c’è questa seconda ipotesi. Ma la riflessione di Bart D. Ehrman – Chair of the Department of Religious Studies dell'University of North Carolina at Chapel Hill, grande esperto di testi biblici – parte dalla direzione opposta. La domanda che lo studioso si pone non è “Come poté un dio farsi uomo?”, ma “Come poté un uomo farsi dio?”. A Ehrman non interessa qui mettere in discussione la natura divina di Gesù di Nazareth, ma analizzare le radici storiche dell’equiparazione tra Gesù e Dio. “L’idea che Gesù sia Dio, inutile dirlo, non è un’invenzione moderna”, spiega Ehrman. “(…) Era quello che pensavano i primissimi cristiani, appena dopo la sua morte. Uno degli interrogativi su cui poggia questo studio è cosa intendessero quei cristiani quando affermavano che Gesù è Dio, (…) cosa intendeva la gente comune nell’antichità quando sosteneva che un particolare essere umano era un dio, o che un dio si era fatto uomo”. Oggi la divinità è una dimensione che non ammette mezze misure: si è divino o si è umano, mentre nella cultura antica c’erano molte sfumature intermedie. L’autore ce le fa esplorare tutte e ci insegna molte altre cose, in un saggio chiarissimo, onesto e lineare che tutti i cristiani dovrebbero leggere.



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