E Johnny prese il fucile

Autore: 
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

A Los Angeles è quasi Natale. Il padre di Joe, da tempo malato, muore a soli cinquantuno anni mentre il giovane è al lavoro. Lui si fa accompagnare a casa da un collega col camion, lo vede sdraiato in sala con un lenzuolo candido che profuma di pulito tirato fin sopra la testa. “Mi sento tanto più vecchio di te”, pensa mentre lo guarda per l’ultima volta. “Quello non è Bill”, scuote la testa piangendo la madre. “Sembra che sia lui ma non è lui”. Un suono di telefono scuote Joe. Dunque era solo un ricordo. Ma dove si trova? Si sente come legato, “incapace di rispondere e tuttavia nella necessità di rispondere”. Un dolore fortissimo gli percorre tutto il corpo. È gravemente ferito, deve essere così. Ma a quanto pare non sente i rumori. Oddio, qualcosa lo ha reso sordo. Ah, la guerra, la bomba, certo. Altro che bunker a prova di bomba, riflette amaro. Chissà cosa è stato dei suoi compagni. Le immagini vanno e vengono, si affollano nella mente. Mitragliatrici, esplosioni, morti che cadono a terra esanimi con orribili ferite. Poi suo padre tirare una slitta sulla quale è seduta sua madre, una mattina di Natale. Lei che suona al piano “After the ball is over”, lei che canta in cucina mentre prepara la gelatina di frutta. E quando vivevano a Shale City, prima di trasferirsi tutti a Los Angeles? Di quei giorni il ricordo più vivido è l’uomo degli hamburger tra la Quinta strada e il corso, che faceva i migliori hamburger di questa terra, col fantastico odore di cipolla fritta che si spargeva per tutto il quartiere. Ora Joe giace supino e qualcuno traffica col suo corpo. È una strana sensazione star coricato sul letto e avere gente nella stanza “che ti tocca ti guarda ti visita eppure non la puoi sentire”. Meglio fuggire dal dolore, dalla paura: meglio ricordare. Ma il pensiero va ancora al giorno della partenza, alla stazione gremita, alle madri che salutavano piangendo i loro ragazzi che andavano a farsi ammazzare sul fronte, nella lontanissima Europa…

Durante l’ultima fase della Prima guerra mondiale Joe Bonham, un fante statunitense ventenne, si risveglia dopo un’esplosione in un ospedale da campo francese cieco, sordo e con braccia e gambe amputate. È un vero e proprio tronco umano, pietosamente coperto da bende anche sul viso sfigurato dai gas. Se il suo corpo è massacrato, ridotto ai minimi termini, la sua mente è miracolosamente viva e non fa altro che ricordare, riflettere, sognare. Gli anni prima della guerra, la famiglia, il lavoro, l’amore. Ma per quanto viva in una dimensione onirica, Joe è anche pieno di rabbia e dolore, che cerca di comunicare al personale medico, nella speranza di diventare una sorta di simbolo vivente (?) dell’insensatezza della guerra. Il romanzo, crudo, disperato e spaventoso, fu ispirato a Dalton Trumbo – celebre sceneggiatore statunitense passato alla storia per il suo rifiuto di testimoniare davanti alla House Un-American Activities Committee (HUAC) nel 1947 – dalla lettura di un articolo su di un veterano canadese che aveva sofferto mutilazioni appena più lievi di quelle del protagonista del libro. “Scritto nel 1938, quando il pacifismo era anatema per la sinistra americana e anche per la maggior parte del centro”, E Johnny prese il fucile fu dato alle stampe nella primavera del 1939 e uscì il 3 settembre – dieci giorni dopo il patto tra la Germania nazista e la Russia sovietica e due giorni dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale. Pubblicato a puntate sul “Daily Worker” fu per mesi “oggetto di continuo dileggio da parte delle sinistre e appoggiato in accorate campagne per la libertà di stampa da parte della destra e delle associazioni di madri di soldati”. Aggiudicatosi un controverso National Book Award nel 1939, dopo Pearl Harbour fu vietato dalla censura militare (anche se l’autore affermò di averne trovato una copia disponibile nel 1945 addirittura nella biblioteca dell’esercito a Okinawa). A guerra finita, il rovesciamento: il romanzo divenne una bandiera dell’antimilitarismo di sinistra e fu attaccato o ignorato dagli altri, comprese le madri che con passione vibrante lo avevano difeso fino a quel momento. Con la guerra del Vietnam, la diffusione del movimento pacifista e soprattutto grazie al successo della versione cinematografica curata dallo stesso Trumbo nel 1971 (lunghi spezzoni della quale appaiono nel videoclip One dei Metallica), il romanzo conobbe una nuova stagione di celebrità a livello planetario, che lo ha reso nell’immaginario collettivo un vero e proprio manifesto antimilitarista.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER