E lasciamole cadere queste stelle

E lasciamole cadere queste stelle
Pensieri sparsi sul mondo femminile divisi in 11 capitoli: Femminario (“Non ho mai creduto nelle favole del Principe Azzurro, forse è questo il problema”), Filosofia dell’Amore (“La malattia dell’amore è l’amore stesso”, “L’amore diventa ridicolo sempre fuori dall’orizzontale”), Al Presente (“Amore, che cosa ti aspetti da un uomo che non ha il coraggio di essere un uomo? Ma sono un uomo proprio perché mi manca questo coraggio! Se lo avessi, probabilmente, sarei una donna”), Nero (“L’amore nasce dai veleni e dagli acidi e non potrebbe essere altrimenti”), Le prime volte (“Le femmine sono state sempre più sveglie di me”), Notti (“Amore sono tua sia nel terrore di esserlo sia di non poterlo mai essere fino in fondo”), Nel petto due cuori (“Costruire un amore non è facile, e mantenerlo è ancora più difficile, ma accettare di perderlo è impossibile”), Carosello (“”Forse sono arrivato a un limite dove il massimo della trasgressione è amare una donna”), Gli occhi chiusi del cielo (“Non voio morì col rimorso d’ave offeso l’amore solo per pigrizia o per vergogna”), Cavato dalla Bocca del Cuore (“Con te l’amore mi da i baci. Che miracolo è questo. Ho paura. Non sposarmi mai”)...
Dopo il successo di Tuttalpiù muoio (scritto a quattro mani con Edoardo Albinati) Filippo Timi “cammina” finalmente con le proprie gambe e propone un nuovo lavoro più rarefatto e poetico ma soprattutto meno feroce e autobiografico del precedente. Al centro della narrazione, fatta di una sintassi spezzettata e frenetica, non c’è più il giovane Filo – anche se il suo fantasma aleggia un po’ ovunque – ma le Donne e di conseguenza, l’Amore. Timi dimostra una vis poetica potente e commovente addentrandosi nei labirinti del cuore, anche quelli più oscuri, come un bambino goloso che affonda i denti in una fetta di torta che ha appena sottratto di nascosto alla mamma. Tutto disperazione e joeux de vivre, stupore e disincanto, l’Amore raccontato da Filippo è assolutamente Sacro, capace di santificare e dannare allo stesso tempo senza possibilità di ritorno. “La donna è un ordigno e l’uomo è un bambino che non riesce a capirci niente e lo distrugge, per piangere subito dopo e dare la colpa alle istruzioni. Ma la donna ed il cielo non hanno istruzioni”. Una sofferente ma perfetta dichiarazione d’amore.

Leggi l'intervista a Filippo Timi

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