E un’altra cosa

E un’altra cosa

Arthur Dent è vecchio: una capanna in riva al mare, una buona tazza di tè ed un androide servizievole sono tutto ciò che ha e tutto quel che desidera. Peccato che il rito del biscotto inzuppato nella miscela pregiata di foglioline venga rovinato dall’uccello meccanico apparso all’improvviso, solo un istante prima che la realtà che li circonda scompaia… Ford Prefect si sta godendo il pacchetto all inclusive dei lussuosi stabilimenti termali del pianeta Han Wavel; eppure tra una sublime sbronza e l'altra fa capolino una sensazione triste che associa alla Terra, un pensiero indefinibile che per qualche ragione riporta ai delfini… Tricia McMillan, reporter interplanetaria con una fulgida carriera alle spalle, sta per intervistare Random Dent, la Presidentessa della Galassia; è nervosa perché Random è sua figlia, avuta grazie alla fecondazione in vitro con il DNA di Arthur Dent e non la incontra da... com’è che non ricorda da quanto non la vede? L’intervista inizia in salita: anni e incomprensioni hanno scavato un fossato tra loro, i toni della conversazione stanno crescendo pericolosamente, quando ad un tratto si ritrovano in uno strano ambiente assieme allo stesso Arthur Dent, a Ford Prefect e all’uccello meccanico, che altro non è se non la versione aggiornata ed interattiva del libro più venduto dell'universo: la Guida galattica per gli autostoppisti; ci sono cattive notizie, il tempo trascorso è stato solo un'incredibile proiezione mentale, alla Terra resta una manciata di minuti prima che i raggi della morte dei Grebulon la spazzino via, e non sembrano esserci vie di fuga...

Come è noto, Douglas Adams era insoddisfatto del finale, giudicato cupo e deprimente sia dai fans, sia dallo stesso autore, di Praticamente innocuo ‒ quinto ed ultimo libro del ciclo, in origine concepito come trilogia, della Guida galattica per gli autostoppisti ‒ scritto, per esplicita ammissione dello stesso Adams, al culmine del canonico “periodo buio”; “Mi piacerebbe finire con una nota leggermente più ottimista”, aveva dichiarato, rivelando di voler aggiungere un sesto volume al piano finale dell’opera. Purtroppo nel 2001 la sua prematura dipartita sembrava aver messo definitivamente termine al progetto. Nel 2009, in occasione del trentesimo anniversario della pubblicazione del primo volume della serie, venne annunciato un nuovo romanzo, affidato, con il placet di Jane Belson, vedova Adams, alle mani di Eoin Colfer, già autore della fortunata saga di libri per ragazzi incentrata sul personaggio di Artemis Fowl. “Non sto cercando di essere Douglas Adams” ‒ rivelava lo scrittore in un articolo apparso sul quotidiano The Guardian, a ridosso dell’uscita del libro ‒ “Ho cercato di scrivere qualcosa che potesse essere letto come un omaggio e che, a mio nome, facesse conoscere la Guida Galattica ad un nuovo pubblico per riportarla nelle prime file del mondo della fantascienza, ove merita di stare”. Districandosi tra bellicosi seguaci del culto del formaggio, divinità nordiche a caccia di difficoltosi rilanci d’immagine, navi equipaggiate con “motori ad improbabilità infinita” ed alieni costruttori di autostrade spaziali desiderosi di cancellare la Terra ed i terresti da tutti gli universi possibili, l’Autore tratteggia una trama ben costruita, a tratti divertente, in continuità stilistica e narrativa rispetto ai precedenti testi del ciclo, tuttavia carente di quella freschezza, di quella costante vena di umorismo sapido, sottile, giocato sul filo del nonsense e del sarcasmo, che costituiva la vera cifra stilistica soprattutto delle prime avventure di Arthur Dent & Co. Le "note della guida”, disseminate con eccessiva frequenza nel testo, cessano presto di offrire un diversivo comico, per trasformarsi in pedanti interruzioni del filo del racconto. Chiusura postuma di una delle saghe più note nel panorama della fantascienza, “E un’altra cosa” ha comunque il sapore di un omaggio credibile e appassionato, seppur venato da un retrogusto di indelebile malinconia.



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