...E venne chiamata due cuori

...E venne chiamata due cuori
Durante un convegno medico a Kansas City, un collega australiano invita Marlo a lavorare in Australia. E così la donna parte verso “la terra del domani” (il fuso orario tra il Kansas e l’Australia è di 17 ore, il che equivale davvero ad un viaggio nel futuro) per intraprendere un programma di prevenzione sanitaria. Una volta arrivata Marlo si rende conto che il paese che la ospita discrimina ancora fortemente i suoi abitanti originari, trattandoli come gli americani trattavano un tempo i pellerossa: non incontra alcun aborigeno in chiesa, né come commesso in un negozio, negli uffici governativi, nemmeno nelle stazioni di servizio o nei fast-food. Chiede a un amico australiano perché nessuno si sforza di cambiare questa situazione, e la risposta che ottiene è stupefacente: “Sono senza ambizioni, dopo due secoli non si sono ancora integrati e sembra che non abbiano senso del tempo. Credimi, non c’è nulla che si possa fare per loro”. Nonostante le parole sicuramente poco incoraggianti, Marlo decide di avviare un sistema di libera impresa governativa per aiutare i giovani aborigeni mezzosangue. Ed ecco che una tribù dell’entroterra decide di insignirla di un premio! Con il suo tallieur color pesca e la camicetta di seta, i tacchi alti e i capelli biondissimi, Marlo va verso un incontro totalmente inaspettato, che la sconvolgerà e che cambierà qualsiasi sua priorità, insegnandole a vedere l’Altro senza giudicarlo o criticarlo, ma semplicemente ad accettarlo...
Questo libro è la testimonianza (solo in parte autobiografica), raccontata con semplicità e immediatezza, di un viaggio intrapreso nell’entroterra australiano accanto ad una tribù che aveva sentito il grido di aiuto di Marlo, la Mutante ritenuta degna di partecipare al cammino intrapreso attraverso l’Outback. In questo cammino Marlo Morgan impara e ci insegna un modo nuovo di considerare il tempo e la bellezza, all’interno di un gruppo di uomini che non festeggia come un evento il tempo che passa (tutti diventiamo più vecchi, che bravura è richiesta per questo?), ma bensì il diventare migliore, e solo il diretto interessato sa quando questo avviene, e solo allora comunica al resto della tribù, con la quale festeggia l’avvenimento, il nuovo nome scelto per sé. E con questo spirito la tribù affronta le necessità e i mutamenti, accettando anche ciò che non condivide e che non capisce. Alla fine di questo cammino saranno gli aborigeni a dare un nuovo nome alla loro compagna di viaggio: “Due Cuori”. Un racconto senza fronzoli, col solo scopo di ricondurre il lettore a quelle priorità perse ormai da tempo, raccolte e sintetizzate alla perfezione in una profezia, riportata subito dopo la dedica, degli indiani Cree: “Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto. Solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato. Solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato. Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia”.

 

 

 

 
 
 
 
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