Eccentrico

Sentirsi diversi e sbagliati, fuori dal range di una normalità che la società, quella dei neurotipici, impone. Cercare per tutta la vita di correggere, nascondere tratti così peculiari come gli attacchi di rabbia improvvisi, l’incapacità di relazionarsi col mondo esterno controllando un’ansia perenne, le routine di gesti, gli interessi ossessivamente assecondati, i pianti, la chiusura al mondo. Poi, a trentanove anni, scoprire dietro tutto questo una ragione, una spiegazione e che non è più necessario credere di essere un errore della natura, che hai un nome: Asperger, un “universo che galleggia silenzioso nella notte”. Non cambia nulla e cambia tutto. Non cambiano le crisi di “meltdown”, gli eccessi d’ira incontrollabili e improvvisi, non cessano le urla quando tutto intorno il mondo è un caos di rumori che l’ipersensorialità asperger non riesce a tollerare e deve esplodere, non cessa l’osservazione ossessiva delle persone e nemmeno l’ansia di avere in testa una marea a volte indistinta di dettagli (che è il modo in cui chi soffre di Asperger riceve e immagazzina i dati sensoriali); non cambiano le crisi di “shutdown”, quando ti raccogli intorno al tuo corpo, che diventa uovo, scudo, confine. E cambia tutto. Sai che non sei sbagliato, hai solo un cervello organizzato in modo diverso, non un cervello ritardato, al contrario. Ma allora, se il “problema” dell’autismo è avere una maniera differente di guardare al mondo, un modo infinitamente più profondo e ipersensibile, perché non si prova a vedere tutto in un’altra prospettiva? Perché non evidenziare le specificità anziché i deficit?

Fabrizio Acanfora insegna Musicoterapia all’Università di Barcellona. Napoletano, classe 1975, prima di iniziare la carriera di docente è stato (ancora lo è) pianista e artigiano costruttore di clavicembali. Prendetevi del tempo, siate predisposti a leggere la sua storia senza pregiudizi e soprattutto non crediate di sapere già cosa significhi essere autistici: dimenticatevi Rain man, dimenticatevi The Big Bang Theory che offrono stereotipi enfatizzati per esigenze televisive e di audience. L’introspezione di Acanfora (che è al suo secondo libro, dopo I racconti di Barcellona) è cruda e lucida, oggettiva pur essendo una narrazione autobiografica, proprio grazie alla capacità data dal disturbo di cui soffre di potersi vedere dall’esterno. Attenzione però, non si tratta di un diario, non tragga in inganno l’autobiografismo; oltre alla sua personale esperienza, ci viene offerta una disamina attenta e precisa, molto dettagliata, ci vengono offerte informazioni sulle nuove teorie riguardo l’autismo, in particolare “The Intense World Theory”, che stanno sviluppando i coniugi Markram in Svizzera. Acanfora non risparmia bacchettate sulle mani, né ai medici né ai genitori di pazienti autistici o neurotipici. A tutti viene suggerito di non partire dai deficit, dalle mancanze, ma dalle peculiarità, da ciò che il mondo apparentemente povero di emozioni e di interscambio in realtà nasconde. Perché ostinarsi e costringere un paziente autistico a diventare parte del mondo degli altri, parte di un mondo che per lui non ha lo stesso senso che ha per noi, come non ha lo stesso senso il tempo, non hanno lo stesso senso gli abbracci? Occorre trovare un modo per entrare noi nel suo, di mondo. Magari possiamo anche imparare qualcosa.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER