Ecoballe

Ecoballe
Dopo un grande risalto mediatico la questione-rifiuti a Napoli sembra essersi affievolita: eppure la fiamma pilota di questo dramma devastante rimane accesa da ben più di quattordici anni ed anche quando i media smettono di interessarsene è sempre pronta a nuove vampate. Ma dove è possibile rintracciarne le cause? Quali sono realmente i problemi del dissesto politico, amministrativo e ambientale che ha coinvolto la Campania? Come privati e associazioni bancarie – prima tra tutti l’ABI - hanno saputo trarre vantaggio da appalti per la realizzazione delle opere e servizio di smaltimento? Cosa rende inutilizzabili le famose ecoballe ammassate a Villa Literno? Perché si sono stipati cumuli di rifiuti nell’attesa dell’apertura dell’inceneritore di Acerra? Chi ci avrebbe guadagnato, agendo in questo modo? Dove finiscono e come sono emessi i contributi Cip6 per la produzione di energia da Cdr? Perché può essere conveniente obbligare comuni a produrre 1.500 tonnellate di rifiuti solido urbani a settimana, disincentivare la raccolta differenziata e agire nella maniera più palese contro il buonsenso ambientale? alt Gli interrogativi pullulano, all’interno dell’opera di Paolo Rabitti, e le risposte fanno rabbrividire. I vari arlecchini italiani che ammiccano, ammucchiano e acciuffano compaiono qua e là all’interno di Ecoballe: abbiamo il Commissario all’emergenza rifiuti nonché ex-presidente della regione Campania - un certo Bassolino - che firma approvazioni per la realizzazione delle opere Fisia-Impregilo senza averne mai letto i contenuti; il banchiere tuttofare che pilota l’appalto e vi inserisce clausole irremovibili a tutto vantaggio della parte privata, pena il mancato stanziamento di fondi; una commissione, composta da espertissimi cattedrati e baroni dell’università Federico II, ben disposta a non vedere e non capire; una gara d’appalto 'alla vinca il peggiore', come in effetti risulterà; e in ultima la Camorra, ingrediente indispensabile per la nostra dieta mediterranea. L’Italia, insomma, risulta sempre più un paese a metà: diviso tra chi denuncia e chi ci campa.

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