Einstein e io

Einstein e io

18 ottobre 1896. Zurigo è magnifica in questi anni. In pieno fermento scientifico come “un pullulare di particelle che vagavano spensierate per le strade”. Per una donna è inevitabile trovarsi circondata solo da maschi nel frequentare i corsi di Fisica all’Università, occorre stringere i denti per gestire gli scherzi e le derisioni, occorre essere sé stesse e andare dritte per la propria strada. Mileva sa che deve studiare dieci volte più dei maschi, come alla scuola maschile di Zagabria. Inoltre la goffaggine e la zoppia dovuta alla malformazione all’anca non le facilitano la vita. Sono le 08.40 e nell’aula della sezione 6 A sta per iniziare la lezione di Fondamenti di Fisica. Gli studenti entrano scalpitando, tra loro il più rumoroso è un ragazzo con “i capelli disordinati, sparati a ciuffi in direzioni strane”, che le rivolge insistenti sorrisi. Al momento dell’appello il professor Weber le chiede nome e provenienza, con tono dimesso lei replica: Mileva Marić, regno austroungarico. La lezione procede e lei risponde correttamente a tutte le domande e a ogni risposta il ragazzo spettinato le regala un altro sorriso. Quel ragazzo, quell’Albert Einstein, è indolente, crede di sapere tutto, si presenta senza libri, non prende appunti, ha un aspetto sciatto. Insomma, le dà sui nervi. Eppure è lì, che cerca di parlare con lei, fa esternazioni che la lasciano incerta, la invita persino al Café Metropol. Che fare? Ignorarlo o dargli modo di dire la sua? Einstein studia solo le materie che ritiene utili, per questo è ignorante in tanti campi, e va contro le regole che non considera adatte a lui. Non ritiene vantaggiosa la sapienza, crede però nella fantasia. Quanti pensieri nella mente di Mileva, da analizzare, valutare e a cui assegnare un voto. Per fortuna la permanenza alla Pensione Engelbrecht le offre una valvola di sfogo, ci sono altre ragazze lì e per quanto i loro interessi siano diversi dai suoi, sono amiche con cui scambiare emozioni ed esperienze, incluse quelle sui ragazzi…

Mileva Marić (1875-1948) è stata la quinta donna a iscriversi ai corsi del Politecnico di Zurigo – la prima fu Marie Elizabeth Stephansen - e il suo percorso di studi non è stato certo agevolato dai pregiudizi. Albert Einstein (1879-1955) è considerato uno dei più importanti studiosi di Fisica al mondo, i suoi contributi sono stati determinanti per la scienza e nel 1921 ha ricevuto il Premio Nobel per le ricerche relative al campo fotoelettrico, inoltre la sua teoria sulla relatività generale, pubblicata nel 1916, è stata rivoluzionaria. Gabriella Greison, giornalista e scrittrice divulgativa, racconta l’incontro e la vita sentimentale di Mileva e Albert, prendendo come punto di vista i ricordi e le sensazioni di Mileva, donna capace di sconvolgere il cuore dell’eccentrico scienziato: “Signorina Marić, quando parlo con lei mi sembra di riuscire a fermare il tempo”. Amalgamando eventi documentati a eventi romanzati, la Greison riesce a ricostruire la relazione e le fragilità umane della celebre coppia. Una ricostruzione biografica romantica, divertente e avvincente. Mileva è una donna che non desidera essere incasellata dentro gli schemi sociali consueti: sposarsi e fare figli. Si considera una donna di scienza e il suo modello femminile è Marie Curie. Il suo obiettivo è apprendere e in seguito insegnare, purtroppo tali aspirazioni vengono disattese. La Greison ammette che nelle numerose biografie lette per documentarsi alla figura di Mileva non viene data la giusta prospettiva, la sua mente brillante viene messa da parte per rappresentarla come una nevrotica piena di rabbia. Questo saggio è un omaggio a lei, alla sua forza, alla scienziata che non è potuta essere. Il volume si conclude con brevi note biografiche sui personaggi e foto scattate dall’autrice nei luoghi descritti. Per poter conoscere e apprezzare il lavoro della Greison consiglio una capatina sul suo sito: Greisonanatomy.com. Ogni riferimento è voluto.



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