Emanuele nella battaglia

Emanuele nella battaglia
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Melissa è tornata a Tecchiena da poco tempo. Si è messa in aspettativa dal suo lavoro ed è tornata a casa, un piccolo paese vicino Alatri, dopo anni passati in giro per l’Italia a dirigere autogrill. A casa Morganti non c’è mai una giornata che Melissa possa definire “noiosa”. Suo fratello minore, Emanuele, è la luce dei suoi occhi: un ragazzo sempre tranquillo, sempre disponibile. Francesco, l’altro fratello, è un combinaguai. E Melissa deve riparare anche oggi ad un pasticcio di Francesco che si è fatto togliere la patente perché è stato fermato nei pressi di Verona e ha anche opposto resistenza. Si risolverà tutto, pensa Melissa, mentre va a raccontarlo ai genitori e decide in che modo possa aiutare Francesco. La giornata trascorre così, tra una telefonata al suo avvocato e l’ennesimo litigio con Francesco che deve mettere la testa a posto. È il 24 marzo 2017. Venerdì. Dopo cena Emanuele decide di uscire. Andrà a ballare con la sua fidanzata e i suoi amici al “Miro” al centro di Alatri. Melissa non vuole. Non sa bene perché ma preferirebbe che suo fratello minore restasse a casa quella sera. Ma né Emanuele né Ketty, la sua ragazza, vogliono ascoltarla. Un saluto frettoloso e vanno via. Sarà l’ultima volta che Melissa vedrà Emanuele vivo. Quello che è accaduto quella notte al “Miro” di Alatri diviene una delle pagine di cronaca nera più note in Italia. Per mesi saremo letteralmente bombardati da questa storia, si investigherà sulla vita di Emanuele, di Melissa, della sua famiglia, degli abitanti di Tecchiena con una morbosità incredibile. Ma che cosa è successo al “Miro”? Perché Emanuele è stato così violentemente picchiato tanto da morire?

Si può tentare di raccontare la realtà? Che mistero circonda un avvenimento così spietato e allo stesso tempo apparentemente insensato come il pestaggio e la morte di un ragazzo all’esterno di una discoteca nel cuore di un paese della provincia italiana? Sono queste alcune delle domande che si pone Daniele Vicari, uno dei registi più apprezzati e premiati in Italia. Due anni dopo il brutale assassinio di Emanuele Morganti il regista italiano prova a “raccontarci” questa vicenda che è stata per mesi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica italiana. Dal 25 marzo ogni telegiornale non ha fatto altro che tempestarci di notizie di Emanuele, dei suoi amici, della famiglia, di Tecchiena. Mille versioni, mille verità. È stato ucciso per errore, è stata una vendetta, ha difeso la sua ragazza, aveva difeso una ragazza alcuni giorni prima e ha infastidito qualche “bullo” che lo ha picchiato… Ognuno ha esposto Emanuele ad una vera e propria gogna mediatica, tutti avevano la loro verità e avevano voglia di urlarla su qualsiasi mezzo di informazione. Al centro, nell’occhio del ciclone, dove tutto resta immobile, dove l’aria è rarefatta, la famiglia di Emanuele, sua sorella Melissa, tutti travolti da un dolore sordo e devastante, incomprensibile. Daniele Vicari riannoda le fila, parla con chi è rimasto, racconta la vita di una piccola cittadina di provincia dove tutti si conoscono e dove tutti conoscono la vita degli altri. Come può essere ucciso davanti agli occhi di tutti un ragazzo? Come può essere prima al centro della cronaca e poi totalmente dimenticato? Emanuele è il motore immobile della narrazione: vittima inconsapevole. Melissa è il suo alter ego. Melissa combatte. Come abbiamo visto combattere tante donne: da Patrizia e Haidi, da Ilaria e Lucia e infinite altre sorelle e madri di ragazzi – tutti maschi ammazzati da altri maschi – anche Melissa è una sorta di Antigone che lotta perché non ha nulla da perdere se non altro dolore. Daniele Vicari ci regala un lavoro intenso, emozionante, imperdibile: un lavoro che lascia il segno nella nostra coscienza.



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