Emerald Underground

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Liam ha diciotto anni e un anno di riformatorio alle spalle, un’occasione per cambiare la sua vita l’ha avuta, poteva vincere una borsa di studio grazie alle gare di corsa campestre, ma l’ha bruciata massacrando di botte una vecchietta. È allettante la proposta che riceve da Eddy McDonald, agente dell’immigrazione amico di famiglia: andare a lavorare per una ditta di carni in scatola di New York. Abbandonare Dublino, sfuggire i calci di Pà e non vedere il volto di Mà, consumata da un cancro al colon. Il sogno americano è lì, a portata di mano. Entrato nel paese come clandestino, si trova segregato in un motel fatiscente nella periferia del New Jersey, vicino alle fabbriche di prodotti chimici. Il trauma fisico è inevitabile, il clima e le sostanze con cui entra in contatto gli causano ustioni su tutto il corpo, l’infezione alla pelle lo devasta, il dolore si mescola allo stordimento mentre langue su un lordo materasso coperto di sperma a guardare film porno per tutto il giorno. Ogni superficie in quel motel odora di sesso a pagamento, droga, cibo a poco prezzo e vite senza futuro. Liam è consapevole di non voler fare quella fine. Ha già pagato un prezzo enorme e il confronto costante con quei corpi martoriati dagli abusi, dalla violenza, dal degrado ha l’effetto di un risveglio. Non ha che una decisione da prendere: scappare a qualunque costo, prima che la morte per malattia o per mano dei trafficanti d’uomini lo prenda. Quando conosce il tossico Sandy e la sua compagna Angel, prostituta incinta di sedici anni, agguanta al volo l’occasione…

L’Emerald Undergronud è il nome in codice di un’organizzazione irlandese che importa immigrati in maniera illegale dall’Irlanda in America, per inserirli con documenti falsi in vari ambiti lavorativi, dove lo sfruttamento e la vita da clandestini toglie loro ogni possibilità di costruirsi un’esistenza decente. Senza contare il debito contratto per il viaggio. Il degrado e la solitudine sono il leitmotiv del romanzo, trasmessi con la costruzione di situazioni e descrizioni forti a tratti al limite dello splatter, attraverso un linguaggio crudo, sporco che scava negli anfratti più sordidi dell’umanità. Abusi, prostituzione e tossicodipendenza appaiono come le uniche scelte che permettono la sopravvivenza, la violenza è normale, un’abitudine, il solo linguaggio che permette l’interazione col prossimo: “Stavo scoprendo che l’America era fatta di tristi segreti e di solitudine, di un dolore gretto, troppo meschino perfino per provare pena per se stesso”. Michael Collins, nato a Limerick in Irlanda, porta il nome di uno dei patrioti della guerra d’indipendenza irlandese. Lo scrittore vive a Seattle e con occhio critico racconta le ambiguità del sogno americano, il malessere reale dietro la facciata di una società multiculturale, le umiliazioni che subiscono gli emarginati, tenuti a distanza da ogni speranza di riscatto. Con i suoi libri tradotti in varie lingue, i premi ricevuti e un apprezzamento a livello mondiale, Collins è reputato uno dei migliori autori esistenti. In Italia sono stati pubblicati anche Morte di uno scrittore, L’altra verità, Anime perse e I risorti.



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