emiliana

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Nel ducato di Modena, a cavallo tra l’ultimo tratto dell’età napoleonica e i primi vagiti del Risorgimento, un mattino sul muro di un vicolo spunta il disegno di una civetta fatto con la pece. In mezzo al petto dell’animale si distinguono vergate due iniziali: GM. Le donne che si svegliano presto e passano di lì per andare a messa non hanno alcun dubbio su chi si nasconda dietro quelle lettere. La voce si sparge, arriva fino a casa Gnoli, famiglia una volta benestante caduta in disgrazia. La civetta è roba di amanti delusi, mariti traditi, ragazzi respinti che vogliono gettare un’onta di spregio e di vergogna sulla rispettabilità e l’onorabilità di una ragazza. E si dà il caso che in casa Gnoli una ragazza ci sia: è Margherita, Margherita Gnoli, GM, innamorata di Rubino, un ebreo. Può essere questo dettaglio la causa della civetta? Agli Gnoli non interessa se Rubino è ebreo, ma l’onorabilità della figlia. Evidentemente, però, a Margherita questo interessa ancora meno; continua a vedere il suo amato tra le frasche del cimitero, mentre il ragazzo è tutto preso da una lunga e complicata lotta interiore. Dopo essere stato nell’esercito napoleonico (e dopo aver millantato imprese mai compiute), accarezza la possibilità di arruolarsi nell’esercito dei sovrani orientali, i quali cercano soldati proprio tra le fila degli ex napoleonici. La sua intemperanza lo porta a mal sopportare la vita di paese spesa a vendere granaglie e a desiderare di scappare. Ignaro della vita che Margherita porta in grembo e che gli appartiene, va a combattere in India. Emiliana si chiama la creatura che è sua figlia e per tutta la vita non farà altro che ricalcare quell’insofferenza alle regole ereditata col sangue di suo padre, fino a diventare una donna dalle sfumature rivoluzionarie: indomita, ferma, mai sottomessa né al marito né alla nobiltà locale cui finirà per appartenere…

Giuseppe Pederiali - eclettico per biografia e bibliografia - scrive un lungo ed intrecciato romanzo storico, intenso per eventi e densamente popolato. Indugia con insistenza e voluttà su tutto ciò che attraversa: colori, volti, strade, battute di caccia, abitudini della nobiltà, ambienti. Richiama tanto lo Stendhal de La Certosa di Parma, ma senza quella tensione che, in mezzo alle vicende storiche, ci fa tenere il fiato sospeso e l’occhio puntato su Fabrizio del Dongo. Emiliana è una vecchia conoscenza della letteratura italiana. Esce infatti per la prima volta nel 1997 per Giunti portando con sé la traccia inconfondibile di un certo stile narrativo e linguistico da primo Novecento, manierato e prolisso. In linea di principio il linguaggio forbito e articolato non è un difetto: lo è quando diventa superato dai tempi, quando diventa sfoggio di erudizione. Lo diventa quando non sostiene il racconto. E, nonostante una sottile ironia che allevia una certa pesantezza generale della trama e dei personaggi, la lingua che lo narra spesso è poco fluida e molto enfatica, lenta e retorica. A Pederiali va il merito di aver scelto un’epoca storica ancora oggi evocativa, di aver costruito personaggi solidi e caratterialmente definiti, di aver dato origine ad un personaggio femminile - Emiliana - potente, strutturato, potremmo dire addirittura superbo per l’orgoglio e la determinazione con cui intende affermarsi a scapito del genere, delle convenzioni dei tempi e del rango sociale.



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