Enigma

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Febbraio 1943. È il quarto inverno di guerra, e Cambridge sembra una città fantasma. Un vento gelido, incessante soffia dal Mare del Nord e batte contro le finestre sprangate della cappella del King’s College., che già a metà pomeriggio è deserto, con i pochi insegnanti e studenti restati che si chiudono in camera. Al cadere della notte non si vede una sola luce e la prestigiosa università ritorna a un buio che non aveva più conosciuto dal Medioevo. In questa atmosfera tetra giunge Thomas Jericho, un giovane matematico, ex studente laureato nel 1938 che nessuno ricorda o sembra aver mai notato quando era a Cambridge. Il rettore in persona ha ricevuto una telefonata da un altissimo funzionario del Foreign Office che ha richiesto perentoriamente che ci si prenda “la massima cura del signor Jericho finché non starà abbastanza bene da tornare al suo posto”. A quanto pare il ragazzo da qualche tempo è “impegnato in un’attività della massima importanza per la nazione”. Un college però è come un villaggio e come tutti i villaggi ama i pettegolezzi, a maggior ragione se è quasi deserto e se il periodo è triste e angosciante come quello che sta vivendo l’Inghilterra: quindi il ritorno di Jericho suscita le più pazzesche congetture tra il personale. È arrivato di notte, durante una brutta nevicata, avvolto in un plaid sul sedile posteriore di una gigantesca Rover ufficiale guidata da una giovane ausiliaria della Royal Navy e non ha voluto cedere le sue due valigie al custode sebbene sembrasse stremato e pallido. Da allora sta sempre in camera sua da solo, anche per mangiare (e mangia pochissimo, tocca a malapena i piatti che gli vengono portati), passando il tempo seduto alla scrivania con il cappotto sopra al pigiama e la sciarpa, a scrivere righe infinite di numeri su pile di fogli che poi brucia nel caminetto per non lasciare traccia alcuna. I giorni passano e in assenza di fatti concreti le ipotesi più stravaganti vengono avanzate: è uno scienziato, è una spia, ha avuto un esaurimento nervoso, la sua presenza a Cambridge è un segreto di Stato, conosce Churchill, conosce il Re. La cosa bella è che queste ipotesi sono tutte vere…

Dopo che nel 1992 il suo noir ucronico Fatherland ha avuto un successo planetario che lo ha reso un uomo ricco, Robert Harris – che nel frattempo ha firmato un contratto principesco con la Random House per tre romanzi, lasciato il suo lavoro da giornalista e si è comprato una villa principesca nelle campagne inglesi – avverte forte la “pressione del secondo libro”, cioè l’ansia di riuscire a bissare il successo di un esordio così riuscito. Dopo un paio d’anni di lavoro, esce questo Enigma, che ottiene un lusinghiero successo di vendite e di critica e verrà qualche anno dopo portato sul grande schermo da Michael Apted, per l’interpretazione fra gli altri di Dougray Scott e Kate Winslet. Il romanzo è in buona sostanza una storia d’amore ai tempi della Seconda guerra mondiale, ma allo scenario già di per sé suggestivo aggiunge un particolare decisivo: il giovane matematico protagonista fa parte del team britannico che si occupa di decifrare i messaggi in codice dell’esercito nazista, soprattutto i comandi destinati ad aerei e U-Boot, minacce dirette e quotidiane per la Marina di Sua Maestà e la popolazione inglese. I tedeschi usavano per la cifratura (e la conseguente decrittazione) dei messaggi la cosiddetta macchina Enigma, sviluppata da Arthur Scherbius a partire dal 1918 ispirandosi al disco cifrante di Leon Battista Alberti. Enigma veniva usata sin dagli anni Venti praticamente da ogni organizzazione militare tedesca e successivamente anche dalla maggior parte della gerarchia nazista. Erano convinti che Enigma fosse inattaccabile, ma si illudevano: i primi a fare breccia nel codice furono i polacchi, ma proprio alla vigilia della Seconda guerra mondiale i tedeschi aumentarono la complessità della cifratura rendendo vane le deduzioni dell’intelligence polacca guidata dal matematico Marian Rejewski. Alla vigilia dell’invasione della Polonia, nel 1939, il progetto venne trasferito agli inglesi, i quali organizzarono un’attività di intercettazione e decifrazione su vasta scala delle comunicazioni radio tedesche nella scuola dei codici e dei cifrari a Bletchley Park, nel Buckinghamshire, dove lavorarono anche matematici del livello di Alan Turing. La vittoriosa battaglia contro Enigma è rimasta un segreto per decenni: a chi era stato coinvolto nel progetto fu proibito di parlarne e nessuno ricevette pubblici riconoscimenti per il suo lavoro, che pure è stato determinante per l’esito della Seconda guerra mondiale e ha salvato migliaia di vite umane. Harris ha il merito di essere stato tra i primi romanzieri (o forse il primo in assoluto) a rendere accessibile al grande pubblico questo affascinante retroscena: lo ha fatto con qualche comprensibile forzatura – per esempio condensare in un breve tempo i progressi nella comprensione del meccanismo d’azione di Enigma fatti nella realtà in molti anni – ma del resto un romanzo non è un saggio storico. E questo è un signor romanzo.



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