Epepe

Epepe

Un professore di chiara fama sale su un aeroplano sbagliato. Mezzo morto di sonno, non si rende conto di niente sino allo sbarco. Si ritrova, senza orologio al polso e senza documenti, in una megalopoli sconosciuta. In questa megalopoli nessuno sembra capirlo, e lui non riesce a capire nessuno. E dire che parla una quantità imbarazzante di lingue e di dialetti. Niente. Tutto vano. Sperduto, estraneo a tutto, sopraffatto da un oscuro senso di colpa, vagabonda per una città multietnica, sovraffollata e caotica tentando disperatamente di comunicare, e di decifrare almeno l'alfabeto parlato dai suoi ospiti. Chiedere da mangiare è di una fatica disperante. Capire dove si trovi è impossibile. Sopravvivere, in quelle condizioni, diventa improbabile. È un sogno, un'allucinazione, un viaggio nel tempo, un'assurda e inconcepibile anomalia? Un delirio etilico, una punizione infernale?

Distopia magiara di apprezzabile originalità e robusta tenuta, Epepe torna a disposizione dei lettori italiani a dodici anni di distanza dall’edizione Voland in una nuova traduzione Adelphi, corredata da una discreta prefazione di Emmanuel Carrère. È un romanzo oscuro e profondo, fondato su una fascinosa e inquietante serie di paradossi e di parossismi, destinato a dare massima soddisfazione agli appassionati di ipotesi sui “mondi paralleli” e al contempo a costituire una tenebrosa e ripetuta meditazione sull’incomunicabilità, sulla natura del linguaggio, sulla possibilità di un isolamento assoluto in un contesto metropolitano, sul significato del linguaggio dei gesti e infine sulla solitudine, sulla natura e sulla consistenza della solitudine, in generale. L’artista, il giornalista e drammaturgo ungherese Ferenc Karinthy (1921-1992), pubblicò a puntate Epepe sul “Magyar Nemzet” nel 1970. Il testo sta invecchiando con dignità e grazia. Lasciatemi aggiungere che solo un ungherese pieno di autoironia poteva immaginare un simile incubo, in un momento di consapevolezza della straordinaria difficoltà della sua lingua, più oscura forse del turco. Per chiunque.



 

 
 
 
 

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