Ephemera

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L’ispettore capo Rowlinson è ormai indifferente all’ennesimo cadavere visto sul lavoro, ma in quel bosco, in quella baita abbandonata qualcosa gli si smuove in petto. L’uomo ‒ a quanto dice la Scientifica ‒ si è strappato la pelle nel tentativo di uccidersi per porre fine al dolore, questi sono gli effetti del veleno che gli hanno somministrato. Poco dopo il caso gli viene tolto, troppo grosso per essere lasciato alla polizia locale, sul posto interviene il procuratore generale Philip Wren, che disponendo di elementi ignoti a Rowlinson indica in qualche modo dove cercare la firma dell’omicida. Il cadavere ha in bocca un’ephemera, un piccolo insetto simile a una libellula, un ritrovamento che gela il sangue del procuratore Wren. Lontano dal bosco, l’ex poliziotto ora avvocato Charles Priest, sta bruciando per l’ennesima volta la cena e mentre pensa se ordinare (ancora), del cibo da asporto, riceve una strana visita. L’uomo che sostiene di dovergli consegnare degli oggetti lasciati in ufficio una decina di anni prima, pur indossando l’uniforme della polizia, commette un errore che altri non noterebbero, ma che a Priest non sfugge. Non si tratta di un poliziotto nonostante il travestimento e per quanto Priest sia pronto ad anticipare l’attacco, soccombe. Si trova in casa sua, legato a una sedia, con qualcuno che sembra disposto a tutto per avere qualcosa di cui lui non conosce nemmeno l’esistenza…

Difficile che mi entusiasmi per un esordio, ma quest'opera prima di James Hazel è andata molto vicina a riuscirci. Un plot thriller di quelli che ti costringono a concentrarti perché le cose che accadono sono talmente tante che non puoi perdere nessun passaggio. Tanti personaggi che sono apparentemente complementari a Priest, ma che in realtà sono a pieno titolo coprotagonisti senza i quali la storia perderebbe metà del suo fascino, ammesso che rimarrebbe ancora in piedi. L’ephemera è il simbolo di un “progetto” che risale agli esperimenti fatti nei campi di concentramento nazisti, un qualcosa che dovrebbe essere morto e sepolto, presente solo nella memoria comune come monito e invece risulterà essere tremendamente attuale. L’abilità nell’uso dei flashback rende fluido il racconto e purtroppo nemmeno le battute (che non mancano) né le stravaganze di Priest e colleghi riescono a mitigare l’atmosfera di generale crudeltà, l’orrore dei fatti. Una degenerazione del male che Hazel, ex socio di uno studio legale, ha raccontato dosando magistralmente i colpi di scena. Si dice che Priest non resterà confinato al suo esordio, non rimane che attendere la conferma di un talento che per il momento pare cristallino.



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