Era il vento non era la folla

Era il vento non era la folla

Il 9 gennaio 1950, a Modena, in un Paese appena uscito da un devastante conflitto ed ancora alle prese con la necessità di darsi una ridefinizione politica interna, gli operai delle Fonderie Riunite decidono di indire uno sciopero per manifestare contro alcuni licenziamenti. La manifestazione è organizzata come un evento del tutto pacifico, alla quale parteciperanno operai provenienti da altri stabilimenti industriali di Modena, della provincia e del resto dell’Emilia. La reazione dello Stato e della polizia non si fa attendere: in un quadro di delegittimazione delle rivendicazioni operaie, di un malcelato spirito anticomunista e di un’esasperazione fomentata, le forze dell’ordine danno inizio ad una feroce reazione contro gli operai riuniti davanti ai cancelli delle Fonderie, sparano ad alzo zero direttamente sulla folla provocando sei vittime. Un fatto così grave, in un momento così delicato per la nazione, non può che avere gravi ripercussioni nell’opinione pubblica e nel mondo politico. In un governo democraticamente eletto sembrano riecheggiare i metodi repressivi del regime fascista…

Francesco Tinelli estrapola dal contesto generale una pagina importante di storia locale; una pagina che ha significato molto nella ricostruzione delle lotte operaie, dell’analisi della storia del movimento operaio stesso e delle dinamiche politiche antagoniste che si stavano sviluppando in quegli anni nel cuore di una delle regioni più “rosse” del Paese, l’Emilia-Romagna, ma che in qualche modo erano il prototipo di una tensione sociale e politica che sarebbe diventata ben presto di portata più ampia. Immerso con misura nell’arco più ampio della storia nazionale, si tratta pur sempre di un lavoro di ricerca condotto per una tesi che, in quanto tale, risente, forse, un poco delle rigide strutture espositive di un lavoro di questo genere. L’impianto della ricerca, tuttavia, è corretto, costruito con un’ampia varietà trasversale di fonti - tra cui l’esame di testimonio del Prefetto Laura e l’arringa processuale dell’avvocato Lelio Basso - che danno, per quanto possibile, uno sguardo attento, equidistante ed oculato sul fatto ricostruito.



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