Era ormai domani, quasi

Era ormai domani, quasi
Perugia, inizio anni Cinquanta. In una torrida domenica d'agosto un urlo disumano - “Madonna... è morto!” - squarcia la tranquilla controra dei sonnacchiosi abitanti del quartiere, e si leva attorno alla deserta piazzetta addobbata per gli imminenti festeggiamenti della serata. Un obeso e misterioso personaggio del quartiere, da tutti conosciuto semplicemente come il Sor Aldo, è stato appena trovato morto in casa sua, con una corda attorno al collo. O meglio, visto la stazza, riverso per terra con la fune spezzata ancora avvinghiata alla gola. Un conoscente del Sor Aldo, un ragazzino di quindici anni colpito dall'agitazione e dal trambusto che ha squarciato la tranquilla routine estiva del suo rione, è il primo ad accorrere in casa del morto. C'è gente ovunque, un via vai di necrofori intenti a spostare il corpo – che il ragazzino fa in tempo a non vedere -, poi un grande sfarfallio di carte, documenti per il trasporto, autorizzazioni del magistrato e altre faccende burocratiche di prassi, che non impediscono al ragazzo di notare la bella Lalla – per alcuni una nipote del Sor Aldo, per altri la figlia, per i più maliziosi la serva-amante – intenta con grazia assassina a spostarsi con voluttuosa noncuranza, un ricciolo dalla fronte e a invitarlo – già, proprio a lui – ad aiutarla a fare il nodo alla cravatta del morto. Sarà una notte che il ragazzo non potrà mai più dimenticare...
Un timido e riservato ragazzino di quindici anni scopre il mondo degli adulti in sole ventiquattro ore, grazie ad un tragico evento. L'amore, il desiderio, la morte, il sesso, la paura, la malattia, tutto mischiato e imbevuto di tenera ingenuità d'altri tempi e descritto dalla penna esperta e nostalgica di Enrico Vaime, celebre scrittore e autore radiotelevisivo e teatrale, in maniera poetica e divertente. Un romanzo di formazione dove l'iniziazione erotica diventa il passepartout per il mondo degli adulti. Un modo anche per raccontare, senza facili sentimentalismi, un'Italia che non c'è più, quella della provincia post bellica, dove ancora c'era posto per il sogno, la fantasia, la vergogna, il pudore, tutti sentimenti oggi inariditi e desueti. Una lettura breve ma mai superficiale, che ci permette immediatamente di entrare in simbiosi con l'adolescente, e, grazie alla sua delicata goffaggine, rivivere un po' di quella beata fanciullezza, che ahinoi oramai non ci appartiene più.

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