Esercizi di stile

Esercizi di stile
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Parigi. Lungo il tragitto della linea S un giovanotto sui vent’anni, pigiato sulla banchina posteriore del tram insieme ai molti passeggeri dell’ora di punta, si lamenta con un vicino più anziano per avergli pestato un piede, prima di scagliarsi su di un posto libero. Poco più tardi lo incontreremo dalle parti della Gare Saint-Lazare impegnato in una frivola discussione: un amico gli consiglia di apporre un bottone in più al suo cappotto, per migliorarne la sciancratura… Non so se riuscirò a parlarvi di questa storia, non ne ho le qualità, né le capacità. Comunque si tratta di questa cosa che ho visto stamane verso mezzogiorno: mentre mi accingo a salire sul predellino delle linea S non ti vedo un’idiota con un cappellaccio da ebete che litiga col suo vicino perché gli ha pestato un piede? E poco più tardi chi ti rivedo? Sempre lui, l’idiota col suo capellaccio, che sta dalle parti della Gare Saint-Lazare e parla con un suo compagno a proposito di spostare un bottone della sua giacca poco più in alto… Erano in due e parlavano di un bottone che a quanto pare andava spostato o aggiunto, stavano dalle parti della Gare Saint-Lazare, ma uno dei due l’avevo visto poc’anzi sul tram. Non avrei potuto non riconoscerlo, mi ricordavo di tutta quella scena che aveva fatto per via di una pigiata ai piedi e del suo cappello così ridicolo. Eravamo sulla linea S, mi pare...
Dopo aver ascoltato l’Arte della fuga di Bach in una sala parigina negli anni ‘30, Queneau esternò ad un amico la volontà di comporre qualcosa di simile in letteratura, un’opera fatta per variazioni graduali a partire da un tema semplice e banale: così nascono gli Esercizi di stile. Una prima stesura risale al 1942, contiene 12 variazioni sul tema e non riscuote un grande favore critico, tant’è che l’unico editore che prese in esame il bozzetto si chiese se fosse di fronte ad uno scherzo o qualcosa di simile. Interessate al progetto, alcune riviste dell’epoca chiesero a Queneau di comporne ulteriori che, a gruppi di decine, vennero pubblicate negli anni che corrono tra il ’43 e il ’45, finché nel 1946 il testo fu completato e pronto per le stampe. Queneau scelse di proporre 99 esercizi, una quantità né troppo vasta né troppo ristretta, un numero che simboleggia un’opera aperta, non ancora conclusa: non a caso gli esercizi non sono 100, una cifra che avrebbe dato invece un’idea di completezza e chiusura. Nelle pubblicazioni seguenti al 1947 le variazioni subirono numerose modifiche, alcune vennero escluse, altre aggiunte, altre ancora accompagnate da immagini, tanto che il numero passò a più di un centinaio. Dopo vari interrogativi di natura intellettuale sull’intraducibilità dell’opera di Queneau, nel 1983 Einaudi si affida ad Umberto Eco ed i lettori italiani possono finalmente scoprire gli Esercizi di stile che, anche da noi come in tutta Europa, riscuotono immediato successo di pubblico e molta curiosità da parte della critica. In questa nuova edizione con testo francese a fronte, a fianco alle variazioni di Queneau e alla traduzione di Eco, troviamo un prezioso studio critico curato da Stefano Bartegazzi, che ricostruisce la storia degli esercizi, le modifiche alle variazioni che compongono il testo e in appendice nuove traduzioni fedeli di alcuni esercizi tradotti da Eco con eccessiva libertà stilistica. Il libro è unico, testimonianza del piacere della lettura per la lettura, un testo metaletterario che esplora ed espone le molteplici figure della retorica. Una lettura consigliata e d’obbligo per tutti i moderni operai della parola in questa società dell’iper-comunicazione, siano essi copywriter, autori, sceneggiatori, traduttori, giornalisti, recensori, PR, pubblicisti, pubblicitari, docenti, insegnati, redattori, correttori bozze e via discorrendo.

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