Essere magri in Italia

Essere magri in Italia

La cantante Laura Pausini cerca di rimanere magra resistendo alle tentazioni; una donna viene colta da una fame divorante dopo aver fatto l’amore; una donna sogna di divorare il suo compagno giorno dopo giorno; un uomo esce d’ospedale e va a mangiare in un ristorante argentino; una ragazza anoressica suscita la preoccupazione di familiari e vicini che non riescono a capirla; un prosciutto racconta la sua carriera; un almanacco di maghi pubblicizza le abilità di un gruppo di maghi cialtroni; un ragazzo tenta un approccio originale al ristorante con una miss; un negoziante ambulante di via Sannio vende vestiti inutili ad un adolescente; una giovanissima accetta l’invito a cena di un insinuante cinquantenne; in una società del futuro dove mangiare è proibito, una ragazza assapora le gioie di un piatto di carne fumante...

Una veloce scorpacciata (bulimica), un attimo di stasi, la glicemia che sale, il cervello che rilascia ormoni di sazietà, una diffusa sensazione di appagamento che di colpo scolora nell’estasi... la fame tornerà presto, ma per un po’ si può anche fare finta che non sia così. Essere magri in Italia si legge così, con impeto, in qualche decina di minuti. Si passa attraverso stili e registri diversi come lo si fa tra i sapori di un pranzo: dalla surreale innocenza di “Momenti di bulimia nella vita di Laura Pausini” (a forte rischio-querela nonostante le precisazioni dell’autore), gustoso antipasto, al sapore forte e un po’ sguaiato di “Non bisognerebbe mai lasciar sola una donna dopo aver fatto l’amore” (pennette alla puttanesca?), dalla nouvelle cousine di “Die fresserin” all’inno alla vita e alle bistecche di “Al sangue”, dalle contorsioni femminil-esistenzial-adolescenziali di “Milena non esce” (lasagne coperte di besciamella fumante) all’autobiografia del prosciutto di “Infinito amore”, dal ridente “Magario 2005” (una insalata dai mille colori primaverili) al sapore dolcissimo di caramella alla fragola di “Love love love”, dall’interlocutorio ciambellone della nonna de “Il culo più grande che ho visto” al caffè (s)corretto di “Del vomito e altre delizie”. Tocco finale, il cupo bruciore amaro dell’ammazzacaffè con “Vanessa”, forse il miglior racconto del mazzo, almeno nelle primissime pagine. Un’antologia divertente, appetitosa, disgustosa, pesante esattamente come il cibo, croce e delizia di tutti noi, protagonista anche nell’assenza. Giovani scrittori, alcuni di talento altri no, brevi racconti, alcuni riusciti alcuni no, per un libro efficace e dalla veste grafica accattivante.



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