Estasi: istruzioni per l’uso

Estasi: istruzioni per l’uso

È una giornata luminosa di settembre. Sull’acqua, vicino al castello di Bamburgh, spicca la Holy Island dove San Cuberto di Lidisfarne si era ritirato e i suoi seguaci scrissero il libro europeo più antico: l’Evangelo di Lindisfarne. Ma Jules non si accorge di tanta bellezza, cammina sulla spiaggia alla ricerca di un punto di connessione, sta aspettando una e-mail importante, è nervoso. A un tratto alza lo sguardo verso l’alto e si accorge di quanto è immenso il cielo sopra di lui, venato di striature bianche, acceso dal sole che sta tramontando. Una sensazione di bellezza quasi dolorosa. Gode il momento e il suo stato d’animo cambia completamente. È una situazione banale, ma in questi momenti l’uomo riesce a andare oltre il proprio Io e rinasce. È il bisogno di auto-trascendenza, la consapevolezza della propria insufficienza, la necessità di perdere la cognizione del tempo e dimenticarsi di se stessi. La società ci impone di controllare il proprio corpo, gestire gli impulsi e le emozioni, in un certo senso ci viene chiesto di recitare un ruolo…

Partendo da un’esperienza personale Jules Evans (esperto di filosofie antiche, scrittore di filosofia, psicologia, curatore di trasmissioni radiofoniche e televisive culturali per la BBC e ABC australiana) ripercorre in maniera molto ben documentata la trasformazione del pensiero occidentale riguardo all’estasi che, con l’avvento dell’illuminismo, è stata ridotta a disturbo mentale o a una sorta di manifestazioni popolari che esprimono regressione e povertà intellettuale. Evans non appoggia un’ipotesi a scapito di un’altra, non tenta di dimostrare che una valutazione è migliore di un’altra, tuttavia neppure nasconde il suo pensiero. È infatti persuaso che Dio si manifesti secondo le aspettative personali e la cultura del momento, come diceva anche il filosofo sufi Ibn Al Arabi. L’autore vuole rivolgersi a tutti nella convinzione che non sia importante scoprire l’origine delle estasi, quanto arrivare a capire e far capire che in ogni caso l’estasi sono esperienze positive, che possono influenzare la vita e renderla migliore, che facilitano le relazioni umane e dare un senso alla propria vita. Evans ha impostato la narrazione come se il lettore partecipasse a una fiera, al Festival dell’Estasi, in cui ogni paragrafo/padiglione propone un’esperienza a tema per apprendere "l’arte di perdere il controllo", con tanto di disegno in cui viene rappresentata la mappa dei diversi stand. Tra i tanti tendoni pieni di divieti, nomi di filosofi e insigni personaggi storici è facile perdersi e… perdere il controllo! Evans con il movimento Hippie si torna a autorizzare di nuovo l’uomo a godere dell’estasi, anche se raggiunta con l’uso di sostanze stupefacenti, ma bisognerà aspettare i giorni nostri perché esploda un interesse autentico sulle esperienze estatiche da parte di scienziati, che ne hanno fatto oggetto di studi e sperimentazioni. Un testo in stile pop in cui tuttavia il lettore sprovvisto di basi filosofiche, alla fine della fiera, spossato da tanta sapienza, rischia di perdersi d’animo nella sarabanda di un convegno così sostanzialmente erudito.



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