Evelina

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Madame Duval, dopo anni di silenzio, scrive dalla Francia per chiedere al reverendo Villars che Evelina si trasferisca da lei. Ma il reverendo è intenzionato a proteggerla dalle grinfie di una donna che, in passato, ha tramato per ottenere un matrimonio favorevole per sé e per la figlia, che però non regge le pene per un marito astuto e crudele. E nel dare la vita, la perde. Sul letto di morte riesce ad affidare la piccola Evelina, non riconosciuta dal padre, alle cure del reverendo, che la alleva con tenerezza ma anche con fermezza e sani principi. E lei dimostra intelligenza viva e animo puro. Dopo anni trascorsi in campagna, giunge il momento per la giovinetta di affacciarsi al mondo e l’occasione arriva con l’invito a trascorrere un paio di mesi a Londra, affidata alle cure di Lady Howard. Mr. Villars ha però diverse remore: Evelina è così ingenua e non avvezza ai piaceri della vita cittadina da rischiare di restarne sopraffatta. Inoltre, bella e sensibile tanto da non passare inosservata, ha una rendita troppo scarsa per garantirsi un “buon partito”. Eppure, legalmente, è l’erede di due consistenti patrimoni che chissà se riuscirà a ottenere. Una volta a Londra, Evelina partecipa a una festa da ballo e conosce Lord Orville, gentile, dall’animo nobile e diverso dagli altri, affettati nei modi e sprezzanti nell’animo. Sarà sufficiente il loro sentimento a far superare le differenze che sembrano allontanarli? Tra un equivoco e l’altro, Evelina impara a districarsi nelle regole del mondo cittadino…

Pubblicato in forma anonima nel 1778, Evelina è una delicata e intensa storia d’amore, un piacevole e ironico romanzo di formazione femminile ma, grazie alla penna a tratti spregiudicata e all’umorismo di Fanny Burney, è una lucida denuncia ai pregiudizi e alle convenzioni sociali della società inglese a cavallo tra Settecento e Ottocento. Una società ipocrita nella quale le donne sono destinate a un matrimonio di convenienza e l’unico lusso a cui possono aspirare è un percorso di istruzione funzionale al ruolo di padrona di casa. Una società nella quale contano l’apparenza, la vanità e la menzogna. Una Londra accecata dal divertimento e dalla superficialità, molto lontana dalla provincia tranquilla dei romanzi di Jane Austen, che si ispirò alla Burney soprattutto per la capacità di delineare, con una prosa curata ed elegante e uno stile brioso e scorrevole, eroine forti e indipendenti. Quelle che fanno sognare nei grandi classici inglesi di tutti i tempi, dei quali la Burney è uno dei punti di riferimento. L’autrice conosce bene ciò di cui scrive: figlia di un musicologo molto noto nel panorama culturale inglese, si sposa, contro ogni convenzione che la vuole ormai nubile a vita, a quarantun anni e dopo due anni dà alla luce un figlio. Con buona pace di una società che la vede troppo vecchia.

 


 

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