Exit West

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I loro risparmi vanno assottigliandosi, ormai hanno speso più della metà dei soldi con cui sono partiti. Adesso capiscono meglio la disperazione che vedono nei campi, la paura negli occhi delle persone che temono per sempre di restare lì, intrappolate, o finché la fame non le costringa a tornare indietro attraverso una delle porte che conducono a luoghi indesiderabili, le porte che sono lasciate incustodite e che la gente dei campi chiama trappole per topi, ma che alcune persone ormai rassegnate provano lo stesso, soprattutto le persone che hanno esaurito le proprie risorse, avventurandosi di nuovo negli stessi luoghi da cui sono venute, o in luoghi sconosciuti, quando pensano che qualunque posto sia quello da cui vengono. Saeed e Nadia cominciano a limitare i loro vagabondaggi per limitare l’energia, e poter così ridurre il loro fabbisogno di cibo e di acqua. Saeed compra una rudimentale canna da pesca, a un prezzo non troppo esorbitante perché il mulinello è rotto e la lenza deve essere svolta e riavvolta a mano. Lui e Nadia vanno in riva al mare e si mettono su uno scoglio…

Mohsin Hamid, scrittore pakistano autore de Il fondamentalista riluttante, da cui è stato anche tratto un film nel 2012 con Kate Hudson, Liev Schreiber, Kiefer Sutherland e Nelsan Ellis, ha scritto un romanzo particolarmente sentito che travalica la cornice della divisione in generi creandone uno tutto suo, che mescola finzione, memorialistica e reportage, fiaba e pamphlet politico, imperniato su temi di stringente attualità e ai quali si rivolge con sguardo partecipe, che si manifesta chiaramente anche nella sua prosa molto precisa, caratterizzata nel dettaglio, ricca di sfumature psicologiche mai approssimative, di profondo valore storico, sociale, culturale, morale, civile, che descrive un aspetto di cui non si parla comunque mai abbastanza nella nostra società che pure non lesina informazioni sul fenomeno delle migrazioni. E dire che dovrebbe essere il fulcro di ogni dibattito: la persona, l’individuo, i suoi sentimenti. Il problema è che spesso agli organi di stampa manca proprio quella delicatezza e quella precisione che invece è un tratto distintivo della prosa di Hamid, a cui non interessa un titolo strillato in grassetto che faccia vendere più copie. Mette al centro la vita, senza retorica, senza pietismo, senza dimenticare le problematiche legate alla situazione di fuga, di spaesamento, di ricerca della felicità, inalienabile diritto a molti, nel mondo, alienato: Saeed e Nadia sono giovani. Si amano. Vivono in Medio Oriente, ma c’è la guerra, e devono andarsene. Partono, prima verso Mykonos e poi alla volta di Londra. Ma non tutto è come sembra, e anche attraverso la magia di alcune porte, allegoria molto raffinata, peregrinano in direzione di un altrove.



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