Fa troppo freddo per morire

Fa troppo freddo per morire

Contrera ‒ che odia il freddo ma a gennaio non può pretendere chissà cosa, a meno di cambiare emisfero ‒ è un investigatore privato senza ufficio poiché non può permetterselo, dati i suoi guadagni, e che quindi ha fatto sapere in giro che se qualcuno ha bisogno di lui può trovarlo da Mohamed Sabil, un marocchino che è lieto di ospitarlo in quanto ogni tanto lui, con buoni risultati, visto che nessuno ‒ a differenza, per esempio, della sua ex moglie e della figlia, che non vede da circa otto mesi ‒ ha ancora voluto la sua testa, lavora per la comunità degli immigrati da quel paese. Mohamed non è particolarmente loquace, ma quel giorno di gennaio, mentre svuota i contenitori delle monete della lavanderia a gettoni di corso Giulio che gestisce, dopo avergli chiesto come stia gli domanda se possa dare una mano a suo nipote, che dopo essersi licenziato dall’idraulico che lo aveva assunto in pianta stabile si è messo nei guai con degli albanesi che prestano i soldi a strozzo e a cui deve settemila euro circa. E la comunità dei marocchini di Barriera è riuscita a metterne insieme solo un migliaio con una colletta…

Il poliziesco è il genere che per eccellenza mette in relazione il bene col male, di norma contrapposti ma spesso molto vicini, come del resto sono nell’animo delle persone, che, tutte, chi più chi meno, hanno lati buoni e lati cattivi, migliori e peggiori. Per questo si presta perfettamente a indagare anche la società, il tempo, il senso comune, fa da contenitore, e può permettersi il lusso, attraverso l’evasione e il semplice ma articolato meccanismo della risoluzione, se ben scritta, come nel caso del romanzo di Frascella, al suo primo noir – ma deve averne letti e visti tanti sullo schermo, grande o piccolo che sia, perché padroneggia il genere con maestria ‒, di un delitto di cui inizialmente di norma si ignora il colpevole, di veicolare contenuti profondi. Frascella è un narratore impeccabile che ha il dono dell’ironia e che, con solidità drammaturgica e ricchezza di riferimenti – il suo protagonista è un po’ Coliandro e un po’ Marlowe, però è originalissimo – allestisce a Barriera di Milano, che è un quartiere di Torino che quindi già dal nome dà l’idea di una proiezione verso l’altrove, una commedia umana credibile, piacevole, scorrevole, avvincente e caratterizzata in modo sapido e impeccabile a partire dall’accoltellamento di un uomo in un locale a luci rosse. E da cinquantasei – ma più probabilmente cinquantacinque – potenziali assassini.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER