Faccio la mia cosa

Francesco Di Gesù nasce nell’estate del 1969 a Torino, ma solo incidentalmente. O forse no. Il fatto è che la sua famiglia in realtà vive ad Anagni, in provincia di Frosinone, ma i genitori Germana e Giovanni sono entrambi torinesi, quindi è normale che si sentano più tranquilli a far nascere il loro primogenito dove abitano i loro familiari. Il padre di Francesco è ingegnere elettronico e lavora alla Videocolor, fabbrica di schermi televisivi, la madre è casalinga ma ex insegnante ed egittologa di formazione. Un mix educativo umanistico e scientifico che sarà decisivo nella formazione del piccolo. Ma andiamo con ordine. Perché qualche mese dopo la nascita di Francesco, precisamente il 20 novembre, viene registrato un brano di James Brown intitolato Funky drummer destinato a cambiare la storia della musica contemporanea, malgrado esca come 45 giri solo l’anno seguente e sia incluso in un album addirittura sedici anni più tardi. Cos’ha di tanto speciale questa canzone? “La risposta si riassume nel termine break, che definisce la porzione di un brano in cui non sono presenti né voci né strumenti diversi dalla batteria, che suona uno o più giri completi del ritmo della canzone”. È il seme da cui si svilupperà il gusto, la cultura per il ritmo puro e semplice, ascoltato di per sé e non in quanto accompagnamento di una frase musicale. È il seme da cui nasce l’albero dell’hip hop. Nella prima metà degli anni Settanta Francesco cresce tranquillo, innamorato – come tanti bambini della sua generazione – di robot e dinosauri, impara a leggere prima di cominciare le scuole e prova il piacere proibito dei giochi spericolati fatti assieme a Paolo e Andrea, due gemelli di qualche anno più grandi di lui che abitano nel villino accanto. Dal 1972 la famiglia si è trasferita a Torino, in collina, perché il papà ha ricevuto una proposta di lavoro direttamente dall’ingegner Campioni della Indesit. L’11 agosto del 1973, a New York, un quindicenne giamaicano soprannominato Hercules (poi storpiato in Kool Herc), decide di organizzare con la sorella minore Cindy una festa nel loro condominio, facendo pagare 25 cent le ragazze e 50 cent i ragazzi per l’ingresso. Frequentando i disco club si è accorto di una cosa: “quando il dj seleziona una canzone e si arriva al momento del break, alcuni gruppi di ballerini si scatenano e, per i pochi secondi in cui dura quel momento ritmico, diventano il centro dell’attenzione, per poi tornare ad eclissarsi in mezzo alla folla nell’attesa del break successivo”. Così Kool Herc, con il suo primitivo mixer, decide di basare la sua festa soltanto su una sequela di break. I ragazzi impazziscono letteralmente…

Faccio la mia cosa (titolo mutuato da un suo celebre pezzo tratto dall’album debutto Verba manent, dei primi anni Novanta) è il libro d’esordio di Frankie Hi-Nrg MC, al secolo Francesco Di Gesù, uno dei più celebri e più raffinati rapper italiani. Per festeggiare degnamente i suoi cinquant’anni, l’artista ha deciso di fare il punto sulla sua storia familiare e sulla storia del genere musicale che lo vede tra i più importanti esponenti italiani. Vanga alla mano, Francesco scava in cerca delle sue radici. L’originale schema narrativo segue due binari paralleli, sebbene a prima vista lontanissimi tra loro: un’infanzia e una giovinezza vissute negli anni Settanta e Ottanta in Italia da una parte, la storia artistica e tecnica dell’hip hop e del rap negli Usa dall’altra. Il lettore rimbalza da Caserta (già, perché nel 1974 la Indesit spedisce la famiglia Di Gesù di nuovo lontano da Torino) al Bronx ogni 4 o 5 pagine, dal rapimento di Aldo Moro allo scratch, da Goldrake ad Afrika Bambaataa, dalle vacanze in Sicilia ai writer delle periferie newyorchesi e così via, con un effetto piacevolmente straniante. Quelli della mia generazione – ho un anno più di Francesco – si gusteranno un tenero amarcord che però forse interessa il giusto ai lettori più giovani, tranne i fan di Frankie Hi-Nrg duri e puri. Più interessante la parte “saggistica” del libro, davvero godibile per chi non conosce a fondo storia, gergo, immaginario e tecniche del mondo hip hop e rap. Impeccabile ed elegante come sempre la scrittura di Frankie Hi-Nrg, uno dei migliori parolieri italiani: mi incuriosirebbe molto vederlo alla prova in un romanzo. Quelli che benscrivono.

LEGGI L’INTERVISTA A FRANKIE HI-NRG MC



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