Facezie retrò

Facezie retrò

Fiorin fiorello, del 1938, è definito nello spartito uno stornello jazz e destinato a diventare un classico della canzone italiana. Ma Mascheroni sette anni prima ha scritto insieme a Luciano Ramo un altro pezzo celeberrimo, Lodovico, immortalato nella formidabile interpretazione di Vittorio De Sica che con la consueta eleganza riesce a declamare con credibilità versi come Lodovico, sei dolce come un fico, più caro amico di te non ho, un ragazzo talmente generoso che presterebbe su richiesta anche la sorella pur di accondiscendere a un desiderio di qualcuno a cui vuol bene… A Petrolini, l’uomo che quando riceve un’onorificenza dal regime ha l’ardire di rispondere con uno squillante Me ne fregio!, e che ha saputo affrancarsi dalla macchietta alla Maldacea dei suoi esordi, si debbono moltissimi capolavori: uno per esempio è Ho detto al sole, il cui ritornello ha fatto epoca: Son contento di morire/ ma mi dispiace!/ Mi dispiace di morire/ ma son contento!. Lo chansonnier di nome Ettore infarcisce ogni sua interpretazione con battute, strambotti, interiezioni: ogni performance è una piccola pièce teatrale… Le facezie retrò sono l’humus per fenomeni molto più contemporanei: senza Pippo Starnazza non esisterebbero Elio e le Storie Tese…

Freddy Colt è ligure. Per la precisione sanremese. Il che vuol dire che nel sangue ha la musica e i fiori. E in questo libro divertente, ben scritto, curatissimo (le molte illustrazioni, spesso d’epoca, sono stupende), dotto, ricco, intelligente, avvincente, istruttivo, brillante, la cui prefazione si deve a Flavio Oreglio, cabarettista, musicista e scrittore, lo storico della canzone, musicista, scrittore, arrangiatore, maestro di cerimonia, calligrafo, chef d’orchestra, studioso di araldica e simbolismo, accademico della Pigna per la musicologia, direttore artistico del festival della canzone jazzata e chi più ne ha più ne metta (viene da chiedersi quando e se dorma…) realizza un compiuto saggio e un’antologia (che vuol dire per l’appunto raccolta di fiori, ossia del meglio del meglio) di autori e musiche, tutti caratterizzati da un elemento comune. Quello parodico. Di controcanto. Di sovversione quasi carnevalesca della regola. Perché Facezie retrò è realmente uno scrigno che custodisce per trasmetterne l’eredità canzoni che, tra la Belle Epoque e i primi anni del secondo dopoguerra, passando attraverso la parentesi illiberale della dittatura fascista, affidandosi a interpreti straordinari (Vittorio Mascheroni, Ripp, Marf, Rubino e Gandolìn, Nicola Maldacea, Petrolini, Milly, Rodolfo De Angelis, Vittorio De Sica, Marcello Marchesi, Pippo Starnazza, Carlo Dapporto, Nino Taranto, Totò, Aldo Fabrizi, Rascel, Kramer & Otto, Nizza & Morbelli, il Quartetto Cetra), hanno raccontato in musica – e con partiture di pregio: non si sottovalutino solo perché i testi sono lievi e licenziosi, l’allegria non è una diminutio, anzi, saper essere seri senza essere seriosi è una indiscutibile dote… - quello che altrimenti non si poteva dire.



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