Factotum

Factotum
"Alzai il culo e me ne andai". Henry Chinaski inizia a lavorare a New Orleans nella distribuzione di una rivista, ma le cose non vanno bene. Salito su un treno per Los Angeles, Henry si reca dai suoi genitori, che però sembrano tutt'altro che contenti di dover mantenere un figlio ubriacone e nullafacente. Ancora una volta Henry deve cercarsi un lavoro, e comincia a trovarne e perderne uno dopo l'altro...
Il giovane Bukowski inizia dove finisce il vecchio Bukowski. Stesso ghigno perenne, stesso feroce, metodico gusto per l'autodistruzione, stessa idiosincrasia alla struttura borghese dell'esistenza. Una certezza dopo l'altra, Bukowski (anzi Chinaski, eterno alter ego dello scrittore) demolisce l'edificio della normalità: per quanto riguarda la famiglia, i genitori gli danno una grossa mano mosrandogli sin da piccolo il volto mostruoso dell'alcolismo, della brutalità, della paranoia. Non a caso il Chinaski delle prime pagine di Factotum è un ragazzo in fuga, che cerca fortuna lontano da casa. Un tentativo destinato a fallire miseramente, come pure il ritorno in famiglia, naufragato a causa di violente (e anche grottesche) tensioni col padre. Inizia allora una galleria di mestieri, luoghi e volti che ci offrono uno spaccato formidabile della società americana degli anni '40. Attenzione però: siamo molto lontani dal romanzo di denuncia operaia alla John Steinbeck: quello a cui Bukowski ci costringe ad assistere è il suo personalissimo gioco al massacro, la sua tenacia nel cercare ad ogni costo di perdere ogni posto di lavoro conquistato, a partire da un minuto dopo essere stato assunto. Impresa nella quale Henry riesce alla grande, come pure nel sedurre una gran quantità di donne: donne belle e brutte, povere o 'inserite', alcolizzate o semplicemente incuriosite. Non mancano le sequenze torride, tra le quali una memorabile di sesso a 4 (Chinaski e tre donne, ognuna all'insaputa dell'altra) e i personaggi indimenticabili, tra i quali spicca lo psicopatico Wilbur Oxnard, organista con un braccio solo circondato da allegre donnine (le stesse della scena di sesso di cui sopra, tra l'altro). Tutte le tematiche della poesia bukowskiana sono presenti, compreso lo humour amaro ed iconoclasta che nelle opere della maturità diverrà il marchio di fabbrica dello scrittore.

 

 

 

 
 
 
 
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